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Nachrichten.fr · May 26, 2026

Volpe del deserto, gatti serval e cuccioli di scimmia – il nuovo volto del commercio di animali selvatici

Il commercio illegale di animali selvatici non ha più l’immagine polverosa di contrabbandieri. Avorio, corni di rinoceronte o scaglie di pangolino – per molti suonano come mercati lontani in Africa o Asia. Ma il commercio ha cambiato volto. Oggi si trova proprio nei salotti europei. Morbido, esotico e perfettamente messo in scena per i social network.

Un fennec con enormi orecchie su TikTok. Un serval al guinzaglio in un appartamento di design. Un piccolo scimmietto con un maglioncino per bambini su Snapchat. Milioni di utenti cliccano su “Mi piace”, condividono video e scrivono commenti come “Che carino!” oppure “Ne voglio uno anche io”. Ed è proprio qui che nasce il problema.

Perché dietro le immagini adorabili si cela spesso una realtà brutale. Molti animali provengono da catture illegali o allevamenti sospetti. I cuccioli perdono la madre, finiscono in scatole scure per il trasporto e viaggiano con documenti falsi attraverso l’Europa. Alcuni non sopravvivono al viaggio. Ciò che poi appare lucido e curato sullo smartphone spesso ha alle spalle un lungo percorso di sofferenza.

Interpol ha registrato nel 2025 un drastico aumento degli animali selvatici sequestrati. Quasi 30.000 animali vivi sono stati catturati dagli investigatori in un’operazione globale. Tra questi tartarughe, uccelli, rettili, primati e grandi felini. Le autorità osservano da anni la stessa tendenza: la domanda di animali esotici da compagnia cresce rapidamente.

In particolare il serval si è trasformato in Francia nel simbolo di questa moda pericolosa. Il gatto selvatico africano appare elegante e misterioso – più grande di un gatto domestico, con zampe lunghe e pelliccia maculata. Proprio questo ne fa l’attrattiva. Ma un serval resta un predatore. Segna il suo territorio, distrugge i mobili, reagisce aggressivamente e non appartiene né a un appartamento cittadino né a un video di influencer.

E poi? Segue spesso un duro risveglio. Molti acquirenti si accorgono troppo tardi di non aver comprato un animale domestico straordinario, ma un animale selvatico imprevedibile. I rifugi riportano ormai regolarmente di animali esotici abbandonati. Alcuni vivaio in piccole gabbie, altri finiscono letteralmente per strada. Un po’ come una moda di lusso guasta – solo che qui si tratta di esseri viventi.

I social network giocano un ruolo centrale in tutto ciò. I commercianti mascherano abilmente le loro offerte. Invece di “vendita” si parla di “adozione” o “cucciolo disponibile”. Il commercio illegale si nasconde dietro termini innocui e video carini. Le piattaforme funzionano ormai come vetrine digitali – rapide, anonime e difficili da controllare.

Il vero motore dell’attività resta però la domanda. Finché gli animali esotici sono considerati simboli di status, i contrabbandieri trovano acquirenti. Un fennec nel soggiorno deve trasmettere esclusività, un serval in giardino deve fare impressione. Dietro c’è la stessa logica degli orologi di lusso o delle auto sportive – solo che qui un ecosistema vivente viene trasformato in merce.

Polizia e dogana stanno intensificando i controlli, ma il mercato si muove più veloce di molte leggi. Messenger criptati, spedizioni pacchi e diverse normative in Europa facilitano enormemente il contrabbando. Il gioco del gatto col topo va avanti 24 ore su 24.

In realtà la verità è chiara: un fennec non è un peluche del deserto. Un serval non è un animale domestico di design. Gli animali selvatici non appartengono né alle storie di Instagram né ai divani dei salotti. Il loro posto è lì dove vivono da millenni – in natura libera.

Autore: Daniel Ivers