Il 13 maggio è uno di quei giorni della storia in cui crisi politiche, svolte culturali ed eventi drammatici sembrano susseguirsi senza sosta. La Francia, in particolare, ha vissuto più volte in questa data momenti che hanno segnato durevolmente il Paese. Ma anche nel resto del mondo, questa giornata ha lasciato profonde tracce.
In Francia, il 13 maggio 1958 segnò una vera svolta. Durante la guerra d’Algeria, militari francesi e sostenitori del colonialismo insorsero ad Algeri contro il governo di Parigi. La leadership politica appariva debole e priva di orientamento — molti francesi temevano persino una guerra civile. La rivolta portò infine al ritorno al potere di Charles de Gaulle. Poco dopo nacque la Quinta Repubblica, ossia quel sistema politico che caratterizza la Francia ancora oggi. Il presidente ricevette molti più poteri rispetto al passato. Si potrebbe dire: lo Stato francese moderno ricevette quel giorno nuove fondamenta.
E poi arrivò il 13 maggio 1968.
La Francia era sottosopra. Studenti, lavoratori e intellettuali scesero in piazza insieme. Dopo duri interventi della polizia a Parigi, i sindacati si solidarizzarono con i manifestanti e proclamarono uno sciopero generale. Circa dieci milioni di persone interruppero temporaneamente il lavoro — fabbriche, università e persino teatri rimasero occupati. In alcuni momenti Parigi sembrava un vulcano ribollente poco prima dell’eruzione.
I celebri slogan di quel periodo risuonano ancora oggi in molte menti: «Siate realistici, chiedete l’impossibile». Sembra folle? Forse. Eppure proprio questa miscela di rabbia, speranza e ribellione giovanile cambiò profondamente la Francia. Le gerarchie sociali vacillarono, le autorità tradizionali persero il loro prestigio e temi come i diritti delle donne, la partecipazione alle decisioni o la libertà sessuale entrarono improvvisamente al centro della vita pubblica.
Molti dibattiti odierni sulla giustizia sociale o sulla cultura della protesta affondano indirettamente le loro radici nel maggio del 1968. Chi oggi manifesta in Francia si muove spesso — consapevolmente o inconsapevolmente — all’ombra di quelle settimane.
Anche a livello mondiale il 13 maggio fu segnato da eventi drammatici.
Nel 1981 un attentato contro papa Giovanni Paolo II sconvolse l’opinione pubblica mondiale. Durante un’udienza in piazza San Pietro a Roma, l’estremista turco Mehmet Ali Ağca sparò più volte contro il capo della Chiesa cattolica. Il papa sopravvisse, gravemente ferito. All’epoca milioni di persone seguirono le notizie davanti alla televisione, increduli. L’attentato diede origine a innumerevoli speculazioni — su retroscena politici, servizi segreti e la Guerra fredda. Ancora oggi il caso è avvolto da miti.
Curiosamente, Giovanni Paolo II compì in seguito un gesto straordinario: visitò il suo attentatore in carcere e parlò personalmente con lui. Quel momento fece il giro del mondo e per molti fu un simbolo del perdono cristiano. Onestamente — immagini del genere non si vedono tutti i giorni nella politica o nella religione.
Tuttavia, il 13 maggio non ha soltanto un significato politico.
Nel 1833 risuonò per la prima volta a Londra la celebre „Sinfonia italiana“ di Felix Mendelssohn Bartholdy. L’opera appartiene oggi alle composizioni più conosciute del Romanticismo. Leggera, vivace e ricca di impressioni mediterranee — quasi come una breve vacanza musicale sotto il sole del Sud.
Nel 1971 iniziò inoltre sulla televisione tedesca il leggendario programma di intrattenimento „Dalli Dalli“ con Hans Rosenthal. Molti spettatori più anziani ricordano ancora la celebre frase: „Pensate che sia stato fantastico?“ Poi Rosenthal saltava in aria. Allora la televisione sembrava spesso più accogliente, quasi familiare. Oggi si scorre lo smartphone nel frattempo — allora tutta la famiglia sedeva davanti al televisore. Altri tempi, altro ritmo.
Anche nei Balcani il 13 maggio fece storia. Nel 1990 una partita di calcio tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa Belgrado degenerò in una massiccia violenza. I tifosi si picchiavano, i poliziotti intervenivano duramente, l’odio nazionalista era nell’aria. Col senno di poi, molti storici considerano la partita un presagio delle guerre jugoslave. Il calcio divenne improvvisamente più di uno sport — ossia uno specchio delle tensioni politiche.
E un’altra cosa interessante: il 13 maggio mostra ripetutamente quanto cultura, politica e società siano strettamente intrecciate. Le rivoluzioni raramente iniziano solo nei parlamenti. Spesso nascono nelle aule universitarie, nelle strade, negli stadi o persino in televisione. È proprio questo che rende la storia così affascinante. Non si sviluppa in modo pulito e ordinato come un orologio. Inciampa, fragorosamente si scontra, a volte esplode — e improvvisamente un’intera società si trova di fronte a una nuova realtà.
La Francia ne offre un esempio particolarmente efficace. Il Paese possiede una cultura della protesta quasi leggendaria. Che si tratti della Rivoluzione francese, del maggio 1968 o delle moderne proteste contro la riforma delle pensioni — la strada vi svolge tradizionalmente un ruolo maggiore che in molti altri Paesi europei. Il 13 maggio si adatta quindi perfettamente alla storia francese: rumoroso, emotivo e ricco di forza esplosiva politica.
Chi avrebbe mai pensato che una sola data riunisse così tanti punti di svolta?
Dal colpo di Stato ad Algeri alla rivolta studentesca fino all’attentato al Papa, un filo conduttore attraversa gli eventi di questo giorno: il potere vacilla, le persone si ribellano alle condizioni esistenti oppure gli sviluppi storici prendono improvvisamente una nuova direzione. È proprio qui che risiede il fascino della storia. Alcuni giorni scompaiono silenziosamente dal calendario. Altri lasciano un’eco che dura per decenni.
Il 13 maggio appartiene chiaramente alla seconda categoria.