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Nachrichten.fr · July 1, 2026

250 anni degli USA: tra lotta per la libertà, guerre mondiali e Iraq – la storia turbolenta dell’amicizia franco-americana

(Mit Hilfe von KI erstellte Illustration).

Il 4 luglio 2026 gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della loro indipendenza – un anniversario che va ben oltre il calendario delle festività nazionali. La storia della repubblica americana è indissolubilmente legata all’Europa, e nessuno stato europeo l’ha influenzata in modo così duraturo quanto la Francia. Al tempo stesso, poche relazioni transatlantiche sono così contraddittorie: segnate da ideali condivisi, cooperazione strategica e fasi ricorrenti di aperto estraniamento. Proprio questa tensione tra vicinanza e autonomia ha reso il rapporto, nel corso di oltre due secoli e mezzo, straordinariamente stabile.

La Fayette: L’aristocratico francese come architetto della libertà americana

Quando il giovane Gilbert du Motier, marchese de La Fayette, partì di nascosto per il Nord America nel 1777, agì contro l’esplicita volontà della corte francese. Il diciannovenne non si lasciò guidare da lealtà dinastiche, ma dalle idee dell’Illuminismo. Per lui la lotta dei coloni americani contro la corona britannica era più di un conflitto militare: appariva come un esperimento politico per realizzare il principio della libertà individuale e dell’autodeterminazione repubblicana.

La Fayette conquistò rapidamente la fiducia di George Washington, che lo trattò come un figlio. Sul piano militare il francese svolse un ruolo particolarmente importante nella fase decisiva della guerra d’indipendenza. Ancor più rilevante fu però la sua funzione diplomatica: convinse Parigi a concedere agli insorti americani un sostegno militare e finanziario sostanziale. Soldati francesi, la flotta sotto l’ammiraglio de Grasse e consistenti prestiti crearono quel bilanciamento di forze senza il quale la vittoria a Yorktown nel 1781 sarebbe stata difficilmente possibile.

L’indipendenza americana non fu dunque esclusivamente il risultato della determinazione coloniale, ma anche l’espressione della politica di potenza francese contro la Gran Bretagna – e contemporaneamente un trionfo di ideali politici condivisi. La Fayette incarna ancora oggi questa duplice dimensione: il combattente idealista per la libertà e il mediatore tra due mondi politici.

La Statua della Libertà: un monumento ai valori condivisi

A cento anni dall’indipendenza, l’amicizia transatlantica ricevette il suo simbolo più duraturo. La Statua della Libertà, ideata dallo scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi e sostenuta sul piano strutturale da Gustave Eiffel, fu molto più di un dono diplomatico.

Essa ricordava la storia comune di due nazioni che fondavano la loro legittimità politica sugli ideali dell’Illuminismo. Libertà, sovranità popolare e stato di diritto dovevano costituire il nucleo di un ordine democratico moderno. Il fatto che la Francia offrisse alla giovane repubblica americana questo monumento esprimeva anche una concezione politica: entrambe le nazioni si consideravano – nonostante differenti percorsi storici – portatrici di idee universali di libertà.

Per milioni di immigrati che più tardi entrarono negli Stati Uniti attraverso Ellis Island, la statua divenne il primo segno visibile di una nuova vita. La figura monumentale superò così la sua funzione simbolica originaria. Essa rappresenta tuttora speranza, libertà politica e l’aspirazione dell’America a essere una nazione di immigrazione.

Alleati in guerra – rivali in politica

La Seconda Guerra Mondiale ricondusse Francia e Stati Uniti a lavorare insieme. Dopo l’occupazione tedesca, emerse con la Francia Libera di Charles de Gaulle un’alternativa politica al regime di Vichy. Ma fu in questa fase che si evidenziò come avere un nemico comune non porti automaticamente a un’armonia politica.

Il presidente americano Franklin D. Roosevelt guardò a lungo a de Gaulle con notevole sospetto. Washington per un periodo preferì altri interlocutori francesi e mise in dubbio la legittimità politica dell’inflessibile generale. De Gaulle, dal canto suo, era convinto che la Francia dovesse preservare la propria sovranità nazionale anche nelle circostanze più difficili.

Dopo lo sbarco alleato in Normandia nel 1944 la cooperazione si intensificò, ma le differenze fondamentali non scomparvero mai del tutto. De Gaulle concepiva la Francia come potenza autonoma con ambizioni globali e respingeva qualsiasi dipendenza politica permanente da Washington.

Questa impostazione segnò anche la sua presidenza. L’uscita della Francia dalla struttura militare integrata della NATO nel 1966 fu meno espressione di politica antiamericana che dimostrazione di indipendenza strategica. Parigi rimase membro dell’Alleanza, ma voleva che le sue forze armate fossero sottoposte esclusivamente al comando nazionale. Questo principio condiziona tuttora la politica estera francese ed è all’origine del concetto, poi ripetutamente evocato, di autonomia strategica europea.

La guerra in Iraq: il più grave conflitto transatlantico dell’era contemporanea

Pochi eventi hanno messo a dura prova le relazioni tra Parigi e Washington dopo la fine della Guerra Fredda quanto la guerra in Iraq del 2003. Mentre l’amministrazione del presidente George W. Bush spingeva per la rimozione militare di Saddam Hussein, la Francia sotto la presidenza di Jacques Chirac rifiutò di offrire il proprio sostegno.

Particolarmente significativo fu l’intervento del ministro degli Esteri francese Dominique de Villepin davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il suo discorso mise in guardia dalle conseguenze a lungo termine di una guerra priva di una chiara legittimazione internazionale e senza prove accertate di armi di distruzione di massa in Iraq. In tal modo la Francia non solo contestò la strategia militare di Washington, ma difese anche la priorità del diritto internazionale e dei processi decisionali multilaterali.

Le reazioni negli Stati Uniti furono insolitamente aspre. Si diffusero inviti al boicottaggio di prodotti francesi e in alcuni ambienti politici americani le celebri ‘French Fries’ vennero simbolicamente rinominate ‘Freedom Fries’. Il rapporto tra i due governi raggiunse un punto più basso che non si vedeva da decenni.

Con il senno di poi questa vicenda appare però sotto una luce diversa. L’assenza successiva di ritrovamenti delle presunte armi di distruzione di massa e la destabilizzazione a lungo termine del Medio Oriente hanno portato molti storici ed esperti di sicurezza a rivalutare in modo più sfumato gli avvertimenti francesi dell’epoca. Oggi la controversia è vista meno come espressione di antimperialismo verso gli Stati Uniti e più come esempio di un’analisi di politica estera autonoma.

Partenariato nonostante ricorrenti differenze

La storia delle relazioni franco-americane smentisce l’idea diffusa che alleanze stabili debbano essere prive di conflitti. In effetti, i due Paesi hanno spesso conservato i loro legami più stretti proprio perché affrontavano apertamente le divergenze senza mettere in discussione gli interessi fondamentali comuni.

Oggi Francia e Stati Uniti cooperano strettamente nella NATO, coordinano le loro politiche di sicurezza e di intelligence, mantengono intensi legami economici e condividono la convinzione di base che le istituzioni democratiche e i diritti individuali debbano essere difesi. Allo stesso tempo permangono differenze significative – nella politica commerciale, nella regolazione digitale, nella politica industriale o nel rapporto con la Cina.

Parigi persegue con coerenza l’obiettivo di una maggiore capacità d’azione europea. Washington, invece, si aspetta dai suoi alleati contributi più robusti in materia di sicurezza. Queste priorità divergenti generano regolarmente tensioni, senza però erodere in modo duraturo le fondamenta del partenariato.

Ed è proprio qui che risiede la peculiarità di questo rapporto. Fin dai tempi di La Fayette la Francia e gli Stati Uniti condividono più di una semplice convenienza di scopo. Entrambi i Paesi si richiamano a ideali politici simili, ma ne interpretano spesso l’applicazione in modo diverso. Da questa tensione nasce ancora oggi un partenariato che non è né una subalterna adesione acritica né una conflittualità permanente.

Il 250° anniversario dell’indipendenza americana ricorda quindi non solo la nascita di una nazione. Ricorda anche una delle relazioni bilaterali più straordinarie dell’epoca moderna: un’amicizia che ha superato guerre, crisi politiche e scissioni diplomatiche perché si è sempre basata su un fondamento più profondo delle congiunture di interesse del momento. Libertà, sovranità nazionale e la ricerca dell’ordine politico giusto hanno legato Francia e Stati Uniti sin dall’inizio. Il fatto che in merito si sia discusso ripetutamente non è mai stato segno di debolezza, ma spesso espressione di un partenariato fra alleati paritetici.

Andreas M. Brucker