Con la scomparsa di Marjane Satrapi, la Francia perde una delle voci culturali più influenti degli ultimi decenni. L’autrice, disegnatrice e regista è morta a Parigi all’età di 56 anni. Il suo nome rimane indissolubilmente legato a un’opera che ha avuto un impatto ben oltre i confini della letteratura: Persepolis.
Nata nel 1969 a Teheran, Satrapi ha vissuto da bambina la Rivoluzione islamica del 1979 e i cambiamenti che hanno trasformato radicalmente il paese. Mentre molte persone conoscevano l’Iran soprattutto attraverso titoli politici, lei conosceva le storie dietro le notizie. Ed è proprio da queste che ha tratto la forza per la sua opera più importante.
Con Persepolis riuscì in qualcosa di straordinario.
Con impressionanti disegni in bianco e nero raccontò la sua infanzia a Teheran, la vita sotto un regime sempre più repressivo, la sua giovinezza in esilio in Austria e la difficile ricerca di una propria identità tra due mondi. L’opera divenne un bestseller internazionale e fu tradotta in molte lingue.
Il successo non si basava su grandi analisi politiche. Satrapi descriveva la vita quotidiana. Feste di famiglia, musica, primi amori, litigi con i genitori e ribellione giovanile si mescolavano a guerra, paura e oppressione. Proprio questa combinazione donava alla sua opera una particolare credibilità. I lettori incontravano persone di carne e ossa, non uno Stato astratto.
Molti scoprirono attraverso i suoi libri un Iran lontano dagli stereotipi e dai pregiudizi.
Nel 2007 la sua storia raggiunse un pubblico ancora più ampio. Il film di Persepolis, di cui fu co-regista, vinse il premio della giuria al Festival di Cannes e ottenne in seguito una nomination agli Oscar. All’improvviso Satrapi non era solo un’autrice celebrata, ma anche una voce internazionale della diaspora iraniana.
Tuttavia non si lasciò mai ridurre a una sola opera.
Nei suoi libri e film successivi si occupò ripetutamente di memoria, patria e libertà personale. I suoi personaggi cercavano orientamento in un mondo contraddittorio – un tema che conosceva bene per esperienza diretta. Parlava con notevole apertura di sradicamento, identità culturale e le sfide dell’esilio.
Allo stesso tempo rimase politicamente impegnata. Satrapi criticò duramente i governanti di Teheran e lavorò per molti anni per i diritti democratici, in particolare per la libertà delle donne. Dopo le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini sostenne il movimento «Donna, Vita, Libertà» e contribuì a rendere visibili a livello internazionale le sue istanze.
Notevole fu la sua capacità di unire critica e affetto. Condannava il regime senza ridurre l’Iran alla sua leadership politica. Per lei il paese della sua infanzia rimase patria – nonostante tutte le distanze e le delusioni. Questa tensione attraversa come un filo rosso tutta la sua opera.
Anche in Francia seppe farsi ascoltare. Come intellettuale indipendente non temeva le controversie e difendeva con fermezza le sue convinzioni. Anche onorificenze statali le apparivano con sospetto se in contrasto con i suoi principi.
Marjane Satrapi lascia più che libri e film. Lascia uno sguardo sul mondo che mette le persone davanti alle ideologie. Le sue storie ricordano che dietro ogni crisi politica ci sono destini individuali. Proprio qui risiede la duratura rilevanza della sua opera. Persepolis rimane non solo un successo letterario, ma una finestra su una società che Satrapi ha reso visibile con coraggio, calore e grande forza narrativa.
Il torneo di Roland Garros più folle degli ultimi decenni
Chi in questi giorni guarda il tabellone degli Open di Francia si stropiccia gli occhi sorpreso. I nomi più grandi del tennis sono spariti. Favoriti inciampano, pretendenti al titolo falliscono sorprendentemente presto, e all’improvviso lottano per il trofeo giocatori che solo poche settimane fa erano quasi sconosciuti.
Roland Garros sta vivendo uno dei tornei a sorpresa più spettacolari degli ultimi decenni.
Normalmente il mondo del tennis segue una gerarchia chiara. Tra gli uomini pochi atleti eccezionali dominano da anni i tornei del Grande Slam. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz erano considerati le figure di spicco di una nuova generazione, mentre Novak Djokovic a 39 anni è ancora ai vertici mondiali. Le sorprese avvengono, ma raramente scuotono l’intero tabellone.
A Parigi questa volta tutto è diverso.
Prima dell’inizio del torneo Alcaraz era già assente per infortunio. Poco dopo arrivò il primo grande shock. Sinner, reduce da una serie impressionante di vittorie, era a pochi punti dall’accesso al turno successivo. Ma il caldo sul campo lo mise visibilmente in difficoltà. Crampi e stanchezza si fecero sentire, finché il suo gioco crollò del tutto. L’argentino Juan Manuel Cerúndolo ne approfittò e sconfisse il numero uno al mondo in cinque set.
Da lì iniziò una reazione a catena.
Anche Novak Djokovic dovette ritirarsi a sorpresa. Il serbo perse un vantaggio confortevole e fu battuto dal giovane talento brasiliano Joao Fonseca. Improvvisamente rimase in corsa solo Alexander Zverev, ultimo giocatore di alto rango rimasto. Anche lui però non ha ancora conquistato un titolo del Grande Slam.
Tra le donne il torneo fu altrettanto turbolento. Iga Swiatek, plurivincitrice a Roland Garros, uscì presto dal torneo. Anche la detentrice del titolo Coco Gauff non riuscì a soddisfare le aspettative. Le speranze delle favorite erano riposte infine in Aryna Sabalenka.
Ma anche lei inciampò.
Dopo un inizio promettente la prima del ranking perse completamente il filo. La russa Diana Shnaider ribaltò la partita con una prestazione impressionante e diede vita alla prossima sorpresa. Poco dopo il sogno da outsider proseguì, quando Shnaider stessa fu eliminata in semifinale.
a prendere il centro della scena fu invece la polacca Maja Chwalinska. Da outsider si fece strada fino alla finale, facendo la storia del tennis. Nell’ultimo atto affronterà la russa Mirra Andreeva.
Il torneo offre invece ai tifosi due facce. Da un lato le svolte imprevedibili garantiscono suspense e drammaticità. Dall’altro mancano le stelle che normalmente segnano i momenti più grandi di un evento del Grande Slam.
Le cause delle numerose sorprese sono molteplici. Le temperature elevate, il vento forte e una lista insolita di grandi giocatori infortunati hanno influenzato notevolmente l’andamento del torneo. Contemporaneamente giovani talenti con enorme fiducia stanno emergendo sulla scena principale.
Forse però c’è qualcosa di più dietro.
Nello sport d’élite le sorprese si diffondono talvolta come pedine del domino. Quando cade un favorito, cresce tra gli outsider la fiducia nelle proprie possibilità. Improvvisamente ciò che sembrava impossibile diventa raggiungibile.
L’ex campione di tennis Roger Federer descrisse questa realtà con notevole semplicità. Pur avendo vinto circa l’80% dei match disputati, decise poco più della metà di tutti i punti giocati a suo favore. Vittoria e sconfitta nel tennis sono spesso più vicine di quanto i risultati lascino pensare.
Proprio questo mostra con forza Roland Garros 2026. Anche i favoriti più grandi non sono invincibili. A volte basta un solo giorno no per rivoluzionare l’ordine di uno sport.
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