Con Marjane Satrapi, la scena culturale internazionale e francese perde una delle artiste e narratrici più importanti del nostro tempo. L’autrice, disegnatrice e regista franco-iraniana è morta il 4 giugno 2026 a Parigi all’età di 56 anni. La sua morte ha suscitato profonda commozione ben oltre i confini della Francia.
Particolarmente toccante è la dichiarazione del suo entourage. Si è detto che Satrapi “è morta di tristezza”. Una formulazione insolita che però rivela molto sugli ultimi mesi della sua vita. Amici e compagni di viaggio raccontano che non ha mai superato la morte del marito Mattias Ripa. Il produttore e sceneggiatore svedese era scomparso nella primavera del 2025. Per più di tre decenni avevano condiviso la loro vita. Dopo questa perdita, Satrapi si è progressivamente ritirata e ha apparentemente perso quella forza che l’aveva contraddistinta per tutta la vita.
Marjane Satrapi è nata nel 1969 a Rasht, nel nord dell’Iran. Cresciuta a Teheran, ha vissuto da bambina la Rivoluzione Islamica del 1979 e gli anni della guerra Iran-Iraq. Queste esperienze formative hanno lasciato profonde tracce e sono diventate il fondamento del suo lavoro artistico.
Da adolescente ha lasciato la sua terra per trasferirsi inizialmente in Austria. L’esperienza dell’essere straniera, della nostalgia di casa e della ricerca di un’identità personale l’hanno accompagnata da allora. Nel 1994 si è stabilita definitivamente in Francia. Lì ha trovato non solo una nuova patria, ma anche la libertà creativa per raccontare la sua storia.
Satrapi è diventata famosa in tutto il mondo grazie alla sua graphic novel autobiografica Persepolis. L’opera, pubblicata ai primi anni 2000, è rapidamente diventata un bestseller internazionale. Con disegni in bianco e nero nitidi, ha raccontato la sua infanzia in Iran, i cambiamenti politici nel suo paese natale e il suo percorso verso l’esilio. Milioni di lettori hanno così ottenuto uno sguardo raro e personale su una società spesso percepita in Occidente solo attraverso le notizie politiche.
Il successo di Persepolis non si è limitato alle pagine del libro. Il film del 2007, che Satrapi ha co-diretto, ha entusiasmato pubblico e critica allo stesso modo. La pellicola è stata celebrata al Festival di Cannes e ha ricevuto una nomination agli Oscar. Con questo ha compiuto qualcosa di straordinario: ha trasformato una storia molto personale in un racconto universale su libertà, identità e coraggio.
Tuttavia, Marjane Satrapi è stata molto più di un’artista acclamata. Ha più volte alzato la voce contro oppressione e censura. Ha sostenuto con impegno il movimento di protesta iraniano “Donne, Vita, Libertà”, che ha attirato l’attenzione mondiale dopo la morte di Mahsa Amini. Per molti iraniani in patria e all’estero, era un simbolo di speranza, resistenza e della convinzione che l’arte possa innescare cambiamenti sociali.
La sua opera resta.
I suoi disegni, film e testi raccontano di perdita, nostalgia, libertà e umanità. Costruiscono ponti tra culture e ricordano che dietro ai conflitti politici ci sono sempre destini individuali.
Con Marjane Satrapi il mondo ha perso una narratrice straordinaria. La sua voce si è spenta, ma le sue storie continueranno a vivere a lungo.
Di C. Hatty