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Nachrichten.fr · June 5, 2026

L’esercito francese lancia un avvertimento di declino: Parigi perderà la sua posizione strategica speciale in Europa?

Da decenni la Francia si vede come la potenza militare guida dell’Europa. Il paese dispone di armi nucleari, un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un’industria della difesa autonoma e forze armate con esperienza operativa globale. Quasi nessun altro stato europeo unisce portata militare, ambizione politica e autonomia strategica in modo comparabile.

Ora però arriva un segnale di allarme proprio dall’interno. Il generale Fabien Mandon, il militare più alto in grado della Francia, ha messo in guardia in un’audizione al Senato in modo insolito e aperto contro una possibile perdita di importanza delle forze armate francesi. Il suo messaggio è stato notevolmente chiaro: se la Germania mantiene l’attuale ritmo di modernizzazione militare, la Francia potrebbe perdere una parte del suo vantaggio attuale entro pochi anni.

Questa dichiarazione tocca un nervo scoperto, perché riguarda non solo questioni di politica di difesa, ma anche l’autocoscienza della Quinta Repubblica come potenza strategica dell’Europa.

Una rottura di tabù dallo Stato Maggiore

I vertici militari solitamente esprimono le loro preoccupazioni con cautela. Perciò la valutazione di Mandon, secondo cui un “declino” della Francia è fondamentalmente possibile, è stata tanto più notevole. L’avvertimento non riguarda tanto minacce concrete quanto sviluppi strutturali all’interno dell’Europa.

Dall’attacco russo all’Ucraina, il panorama della sicurezza del continente è cambiato radicalmente. Nel 2022 la Germania ha annunciato, con il cosiddetto fondo speciale di 100 miliardi di euro, il più grande riarmo dalla seconda guerra mondiale. A questo si aggiungono spese di difesa in costante crescita e programmi di modernizzazione ambiziosi.

Mentre la Francia è tradizionalmente considerata uno stato di riferimento militare in Europa, ora si sta creando per la prima volta dopo decenni la possibilità che la Germania colmi il divario in settori chiave o addirittura la superi. Per Parigi questo sarebbe molto più che una questione tecnica di capacità militari: cambierebbe l’equilibrio di potere all’interno dell’Europa.

Il dilemma della completezza strategica

Le forze armate francesi perseguono da anni un approccio ambizioso. Diversamente da molti partner europei, Parigi cerca di mantenere da sola tutte le capacità militari.

Ciò include la deterrenza nucleare, una marina potente con portaerei, forze aeree moderne, capacità spaziali e cibernetiche, nonché la capacità di interventi a livello globale. A questo si aggiunge la presenza nei territori d’oltremare e l’intensa rete di sicurezza con stati partner africani.

Questo modello offre grossi vantaggi strategici. La Francia rimane indipendente dalle garanzie di sicurezza esterne e può agire militarmente in autonomia. Allo stesso tempo, l’orientamento globale genera costi elevati.

La sfida è che le guerre moderne non si decidono più soltanto con le tecnologie d’eccellenza, ma richiedono anche massa industriale, alte capacità produttive e la capacità di sostituire rapidamente le perdite.

Qui Mandon individua una crescente debolezza.

La guerra in Ucraina cambia i parametri

La guerra in Ucraina ha scosso molte assunzioni dei pianificatori militari occidentali. Per decenni molte forze armate si sono concentrate su missioni limitate all’estero, lotta al terrorismo e operazioni di precisione. L’ipotesi di una lunga guerra di logoramento convenzionale in Europa aveva un ruolo secondario.

La realtà sui campi di battaglia ucraini è diversa. Le munizioni d’artiglieria vengono consumate in enormi quantità. I droni sostituiscono in parte i classici sistemi di ricognizione. La guerra elettronica sta diventando un fattore decisivo. Capacità produttive e catene di approvvigionamento diventano improvvisamente importanti quanto le tecnologie d’avanguardia.

La Francia possiede sistemi d’arma moderni come il caccia Rafale, sottomarini nucleari o missili altamente avanzati, ma la base industriale è spesso focalizzata sulla qualità più che sulle grandi quantità.

Mandon ha descritto questo problema con un paragone insolito: la Francia domina la “Haute Couture” della tecnologia degli armamenti, ma ha bisogno in futuro anche del “Prêt-à-porter” – cioè sistemi robusti, rapidamente disponibili e a basso costo per un impiego su vasta scala.

La rivoluzione dei droni come campanello d’allarme

Il bisogno di adattamento è particolarmente evidente nel campo dei droni.

La guerra in Ucraina ha dimostrato che i sistemi senza pilota non sono più solo un complemento delle forze convenzionali, ma stanno caratterizzando sempre di più l’intero teatro delle operazioni. Droni da ricognizione, kamikaze e sistemi autonomi consentono effetti militari a costi relativamente bassi.

Un moderno caccia può costare diverse decine di milioni di euro, mentre i droni possono essere prodotti anche con poche migliaia di euro. La loro perdita è calcolabile, la produzione scalabile.

La Francia non è considerata arretrata tecnologicamente in quest’ambito. Tuttavia, i militari ammettono ora che l’importanza strategica dei droni è stata a lungo sottovalutata. Le forze armate devono adeguare le loro strutture, programmi di formazione e sistemi di approvvigionamento.

Per Mandon non si tratta solo di una questione tecnica, ma del segnale di un cambiamento fondamentale nel pensiero militare.

L’ascesa della Germania cambia l’architettura di sicurezza europea

Parallelamente, la Germania acquista peso in materia di sicurezza. Per decenni la Repubblica Federale è stata vista come una grande potenza economica con influenza militare limitata. Questa distribuzione dei ruoli sta iniziando a cambiare.

Con maggiori spese per la difesa, programmi di acquisizione ampi e una più forte integrazione nella NATO, la Germania potrebbe diventare nel medio termine la principale potenza militare convenzionale d’Europa.

Per gli Stati Uniti ciò comporterebbe vantaggi pratici. Berlino si trova geograficamente al centro dell’Europa, possiede ingenti capacità industriali e sta diventando sempre più il fulcro logistico della NATO.

Se questo sviluppo proseguirà, la Germania potrebbe acquisire maggiore importanza a Washington. Parigi teme che il tradizionale ruolo della Francia come interlocutore europeo privilegiato nelle questioni di sicurezza venga progressivamente ridimensionato.

La competizione tra i due paesi resta politicamente moderata. Francia e Germania rimangono i partner centrali dell’Unione Europea. Tuttavia, dietro le quinte cresce una pressione competitiva strategica che fino a pochi anni fa era difficile da immaginare.

Più di una questione di bilancio

L’avvertimento del capo di Stato Maggiore non si può spiegare solo con richieste di aumenti di spesa per la difesa.

La Francia investe già ingenti risorse nelle sue forze armate. Il vero problema, secondo molti esperti, sta nelle strutture di acquisto e produzione. Tra la decisione politica e la reale consegna di nuovi sistemi spesso passano molti anni.

In un periodo di crescente incertezza geopolitica la rapidità diventa un fattore decisivo. Gli eserciti devono integrare più velocemente nuove tecnologie, avviare più rapidamente linee di produzione e reagire con maggiore flessibilità alle minacce.

Perciò Mandon chiede non solo fondi aggiuntivi, ma un cambiamento di modello a tutto campo. Le priorità dovranno essere in futuro la scalabilità industriale, la difesa aerea, la guerra elettronica, i sistemi di droni, la logistica e il reclutamento del personale.

Le forze armate francesi devono mantenere la loro supremazia tecnologica ma allo stesso tempo diventare più resistenti e adatte alla massa.

La Francia si trova quindi davanti a una bivio strategico. Il modello militare finora era basato su presenza globale, eccellenza tecnologica e interventi limitati. La nuova situazione di sicurezza in Europa richiede invece in aggiunta capacità di tenuta, capacità industriali e rapida adattabilità.

L’avvertimento del capo di Stato Maggiore va interpretato meno come allarmismo e più come valutazione realistica. La Francia resta una delle potenze militari più forti d’Europa. Ma le certezze su cui questo status si è fondato per decenni sono sempre più sotto pressione. Se Parigi riuscirà a mantenere la sua posizione speciale non dipenderà soltanto dai miliardi disponibili, ma da quanto rapidamente adeguerà le proprie forze armate alla realtà di una nuova epoca europea di deterrenza e riarmo.

Autore: Andreas M. Brucker