Dopo diverse settimane di relativa calma, il conflitto tra Iran e Israele è nuovamente esploso. Da ieri sera entrambi gli stati si sono lanciati attacchi reciproci, i primi scontri militari diretti dal cessate il fuoco che ha temporaneamente concluso i combattimenti a seguito della guerra americano-israeliana contro l’Iran nell’aprile scorso.
La causa dell’ultima escalation, secondo le informazioni iraniane, è stato un attacco israeliano in Libano contro la milizia sciita Hezbollah, considerata l’alleato regionale più stretto di Teheran. In risposta, l’Iran ha lanciato ieri diversi missili balistici contro obiettivi nel nord di Israele. Le forze armate israeliane hanno segnalato allarmi aerei in diverse regioni del paese e attivato i propri sistemi di difesa antimissile.
La leadership iraniana ha descritto l’attacco missilistico come una misura di rappresaglia, sottolineando che gli attacchi contro le forze alleate nella regione non resteranno senza risposta. Gli osservatori vedono in questo un ulteriore segnale del forte legame tra l’Iran e le milizie sostenute da quest’ultimo in Medio Oriente. La cosiddetta “Asse della Resistenza”, che comprende oltre a Hezbollah anche gruppi in Iraq, Siria e Yemen, resta uno strumento centrale della politica regionale iraniana.
Israele ha reagito poche ore dopo con propri attacchi militari. Secondo l’esercito israeliano, nelle prime ore del mattino sono stati colpiti obiettivi sul territorio iraniano. Gli obiettivi precisi non sono stati inizialmente resi noti. Tuttavia, media statali iraniani hanno riportato esplosioni in diverse città, inclusa la capitale Teheran. Non sono disponibili al momento informazioni affidabili su eventuali danni o vittime.
La rinnovata contrapposizione mette in evidenza la fragilità del cessate il fuoco siglato dopo i pesanti combattimenti di primavera. Sebbene entrambe le parti avessero allora segnalato la volontà di evitare una nuova escalation, la reciproca sfiducia è rimasta. In particolare, il ruolo delle milizie sostenute dall’Iran nella regione continua a generare tensioni.
Ulteriore attenzione ha suscitato la posizione del presidente americano Donald Trump. Prima dei contrattacchi israeliani, ha dichiarato di voler telefonare al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per convincerlo a rinunciare a una risposta militare. Non è chiaro se tale colloquio abbia effettivamente avuto luogo o abbia influenzato le decisioni israeliane.
I recenti eventi aumentano la preoccupazione per un’ulteriore espansione del conflitto in Medio Oriente. I diplomatici di paesi occidentali e regionali stanno ora cercando di evitare una spirale di escalation ulteriore. Il risultato dipenderà in modo determinante da se entrambe le parti limiteranno le proprie azioni militari o se si impegneranno nuovamente su una traiettoria di scontro diretto.
Forte terremoto scuote le Filippine – aumentano le vittime
Un forte terremoto di magnitudo 7,8 ha scosso l’8 giugno 2026 il sud delle Filippine, causando ingenti danni sull’isola di Mindanao. Il sisma si è verificato al largo della costa vicino alla città di General Santos ed è stato avvertito particolarmente intensamente in vaste aree della regione a causa della sua scarsa profondità. Numerosi edifici sono stati danneggiati o sono parzialmente crollati, mentre le squadre di soccorso proseguono la ricerca di dispersi.
Le prime segnalazioni riferivano di quattro morti e oltre 200 feriti. Nel corso della giornata le autorità hanno tuttavia aggiornato al rialzo queste cifre. Secondo gli ultimi dati, almeno dodici persone hanno perso la vita e oltre 200 sono rimaste ferite. Poiché le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso, le autorità si aspettano che il numero delle vittime possa aumentare nei prossimi giorni.
La zona più colpita è quella intorno a General Santos. Qui diversi edifici sono stati gravemente danneggiati o distrutti. Secondo quanto riferito, un fast food è crollato, parti di una scuola sono state devastate e numerose abitazioni presentano danni strutturali significativi. Anche strade e ponti sono stati lesionati da profonde crepe, complicando il lavoro delle squadre di emergenza. In diverse aree si sono verificate interruzioni temporanee di corrente elettrica.
Dopo la scossa principale, le autorità hanno registrato centinaia di repliche. Alcune hanno raggiunto una magnitudo tale da essere nuovamente avvertite distintamente. Gli esperti mettono in guardia dal rischio di ulteriori crolli e raccomandano alla popolazione di non entrare per il momento in edifici danneggiati.
Il terremoto ha inoltre generato allarmi tsunami per parti delle Filippine e per le coste limitrofe di Indonesia e Malaysia. In alcune zone costiere di Mindanao sono state effettivamente registrate onde anomale di altezza elevata. Qualche ora più tardi, tuttavia, i centri di allerta preposti hanno revocato l’allarme, dichiarando che il rischio di uno tsunami maggiore è per lo più cessato. Al momento non sono state segnalate vittime causate dalle onde.
Le Filippine sono una delle regioni più sismicamente attive del pianeta. Il paese si trova lungo il cosiddetto Anello di Fuoco del Pacifico, una zona in cui convergono diverse placche tettoniche. Pertanto, forti terremoti e attività vulcaniche non sono eventi rari. Tuttavia, il sisma attuale rientra tra i più potenti del 2026 nello stato insulare del sud-est asiatico.
Mentre proseguono i lavori di soccorso, le autorità hanno sospeso le attività scolastiche in diverse aree colpite e mobilitato unità di protezione civile aggiuntive. L’entità complessiva dei danni sarà presumibilmente più chiara nei prossimi giorni.
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