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Nachrichten.fr · 18/05/2026

Il governo francese continua a cercare il sottile equilibrio tra sollievo e austerità

Il governo francese si trova ancora una volta davanti a uno di quei momenti politici in cui realtà economica, incertezza geopolitica e nervosismo sociale si sovrappongono. Per giovedì 21 maggio il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato nuovi aiuti contro gli alti prezzi dei carburanti. Ma, poco prima della presentazione, a Parigi cresce l’impressione che lo stesso governo stia ancora cercando una linea sostenibile.

La situazione di partenza è infatti contraddittoria: da un lato il prezzo al litro di benzina e diesel resta in molti luoghi sopra la soglia simbolica dei due euro. Dall’altro la Francia si trova in una situazione di bilancio tesa, che lascia ben poco spazio a programmi di sollievo da miliardi. A questo si aggiunge l’escalation geopolitica in Medio Oriente, le cui conseguenze economiche ormai colpiscono direttamente anche la vita quotidiana francese.

Il 18 maggio 2026 si ripresenta dunque un noto dilemma francese: come garantire la stabilità sociale senza gravare ulteriormente sulle finanze pubbliche già compromesse?

Il ritorno della crisi dei carburanti

L’attuale crisi energetica non ha origine soltanto nei meccanismi di mercato. Da settimane le tensioni militari tra Iran, Israele e Stati Uniti spingono al rialzo i prezzi internazionali del petrolio. In particolare l’incertezza sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz – una delle principali rotte globali di transito del petrolio – genera nervosismo sui mercati.

La Francia importa seppure solo una parte limitata del suo greggio direttamente dalla regione del Golfo, ma la formazione dei prezzi è globale. Anche piccoli shock geopolitici si riflettono perciò in pochi giorni sulle pompe francesi. Secondo diversi osservatori di mercato, i commercianti ora si aspettano una fase prolungata di prezzi energetici elevati.

Per il governo francese ciò avviene in un momento estremamente sfavorevole. L’inflazione si è sì attenuata rispetto agli anni di crisi 2022 e 2023, ma il potere d’acquisto di molte famiglie resta sotto pressione. Particolarmente colpiti sono i pendolari nelle aree rurali e periurbane, dove l’auto è indispensabile.

Ed è proprio lì che risiede la carica politica. I ricordi del movimento dei Gilet Gialli sono ancora vivi al Palazzo dell’Eliseo. Pochi altri temi in Francia possiedono una simbolica sociale altrettanto esplosiva quanto l’aumento dei prezzi del carburante.

Lecornu punta su aiuti mirati

Il governo cerca dunque di contenere un’escalation in anticipo. Già all’inizio di maggio il primo ministro Lecornu aveva annunciato di voler estendere i meccanismi di aiuto esistenti “in portata e dimensione”. Ma le misure concrete si sono fatte attendere.

Nel frattempo si fanno più insistenti le indicazioni verso un approccio selettivo. Dovrebbero essere sostenuti soprattutto i cosiddetti “grands rouleurs” – pendolari professionali con lunghi tragitti e redditi bassi. Si discute inoltre di aiuti aggiuntivi per imprese edili, tassisti, agricoltori, pescatori e altri settori fortemente dipendenti dal diesel.

Programmi già esistenti sono stati in parte ampliati. Ad esempio il “prêt flash carburant”, inizialmente previsto per il trasporto e l’agricoltura, è stato esteso anche al settore edile. Inoltre sembrano circolare proposte per premi aziendali esentasse che i datori di lavoro potrebbero corrispondere ai dipendenti per attenuare i costi aggiuntivi.

Il principio di politica economica alla base è chiaro: Parigi vuole aiutare nel modo più mirato possibile e allo stesso tempo evitare un ritorno alla modalità di crisi costosa degli anni passati.

La fine del „quoi qu’il en coûte“

Il contesto della finanza pubblica spiega la prudenza del governo. La Francia è ormai tra le grandi economie europee con il più alto indebitamento. Il debito pubblico supera il 110 percento del prodotto interno lordo, mentre l’aumento dei tassi grava ulteriormente sul bilancio.

Allo stesso tempo, dopo anni di spese straordinarie per le crisi, l’Unione europea chiede nuovamente maggiore disciplina di bilancio. Già in aprile il governo aveva annunciato ulteriori risparmi tra i quattro e i sei miliardi di euro. Sullo sfondo ci sono le conseguenze economiche della crisi mediorientale e minori entrate fiscali.

Così il governo si trova in un conflitto di obiettivi fondamentale. Da un lato la situazione sociale impone misure di sollievo. Dall’altro le nuove spese devono essere “coperti euro per euro”, come ha sottolineato il ministro del Bilancio David Amiel.

A Parigi circola ormai apertamente la formula della “fine del quoi qu’il en coûte”. Lo Stato vuole aiutare, ma solo in modo mirato e temporaneo.

Questa strategia segna una netta differenza rispetto alla crisi energetica seguita all’attacco russo all’Ucraina nel 2022. Allora il governo aveva puntato su freni generalizzati dei prezzi, sconti forfettari per i carburanti e massicci trasferimenti statali. I costi erano andati a miliardi. Oggi mancano sia le condizioni politiche sia quelle finanziarie per qualcosa di simile.

Il governo combatte contro l’impressione di inattività

Ma proprio questa prudenza comporta rischi politici. Negli ultimi giorni il governo è stato accusato sempre più spesso di rimandare le misure annunciate. I media francesi parlano già di una “attente anxieuse” – un’attesa nervosa.

In effetti l’esecutivo sembra al momento intrappolato tra gestione della crisi e problemi di comunicazione. I recenti casi di hantavirus su una nave da crociera hanno assorbito notevole attenzione politica, mentre gli aiuti energetici sarebbero ancora oggetto di accordi interni.

Si aggiunge un altro problema: il governo cerca contemporaneamente di contenere le aspettative. Lecornu ha ripetuto più volte pubblicamente che lo Stato non trae automaticamente vantaggio dagli alti prezzi dei carburanti. A causa del calo netto dei consumi non c’è “dividendo fiscale”.

Secondo i dati del governo il consumo di carburante è diminuito all’inizio di maggio di circa il 30 percento. Questo fa pensare che molte famiglie abbiano già ridotto i loro consumi – un classico segnale di avvertimento di un peggioramento del sentiment.

Tra transizione energetica e realtà sociale

Il dibattito attuale mette ancora una volta in luce la debolezza strutturale della politica di trasformazione francese. La Francia investe infatti massicciamente nella mobilità elettrica, nell’energia nucleare e nella decarbonizzazione. Tuttavia ampie parti del Paese restano ancora dipendenti dai motori a combustione tradizionale.

Soprattutto fuori dalle metropoli spesso manca un’alternativa funzionante all’auto. Gli alti prezzi dell’energia colpiscono dunque non solo i consumi, ma anche la partecipazione sociale.

Il governo cerca di colmare questa contraddizione con aiuti puntuali. Sul lungo periodo però ciò non risolve il problema di fondo: la Francia è in una fase di transizione in cui obiettivi ecologici, giustizia sociale e realtà fiscale appaiono sempre più difficili da conciliare.

I prossimi giorni dovrebbero dunque indicare molto più della questione dei singoli sussidi al carburante. Faranno capire se il governo Lecornu è ancora in grado di moderare politicamente le difficoltà economiche – o se la Francia ricadrà di nuovo in quella miscela di paura per il potere d’acquisto e sfiducia nello Stato che già più volte ha provocato scosse sociali.

Di Andreas Brucker