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Nachrichten.fr · July 16, 2026

Commento: Democrazia? Sì, ma solo se il risultato va bene

Elon Musk ha parlato ancora una volta. Questa volta ha definito Marine Le Pen “l’ultima speranza della Francia”. Una sola frase, eppure racchiude una visione del mondo notevole. E’ la visione del mondo di un uomo che apparentemente crede che il futuro delle democrazie europee possa essere guidato con la stessa semplicità dell’algoritmo della sua piattaforma.

Ci si chiede inevitabilmente: che fine ha fatto il vecchio principio americano di non interferire negli affari interni di altre democrazie? A quanto pare, questa cautela non vale più non appena si dispone di abbastanza miliardi e si possiede una piattaforma di comunicazione la cui portata supera quella di molti media tradizionali.

Del resto, non si tratta affatto di Marine Le Pen. La si può sostenere o respingere: spetta agli elettori francesi. Questo è precisamente il cuore di una democrazia: decidono i cittadini. Non Washington. Non Bruxelles. E tantomeno un imprenditore del Texas.

Eppure proprio questa idea sembra diventare sempre più estranea ad alcuni miliardari della tecnologia.

Chi per decenni ha sperimentato che le aziende si possono comprare, i concorrenti si possono estromettere e l’attenzione politica si può generare con un solo clic del mouse, potrebbe sviluppare la convinzione che i processi democratici siano soltanto un altro modello di business. Manca solo un aggiornamento, un nuovo CEO e qualche utente più efficiente.

Purtroppo la democrazia funziona diversamente.

E’ faticosa. E’ lenta. Produce compromessi anziché rendimenti massimi. Ma soprattutto possiede un decisivo difetto di progettazione – almeno dal punto di vista di alcuni super-ricchi: ogni cittadino dispone esattamente di un voto. Il cassiere di Marsiglia conta il giorno delle elezioni esattamente quanto l’uomo più ricco del mondo. Che inaudita pretesa.

Forse è proprio qui che risiede la vera offesa.

Perché la democrazia non conosce abbonamenti premium. Non esiste uno status Gold per i miliardari, nessun ingresso VIP al seggio elettorale e nessuna possibilità di garantirsi voti aggiuntivi attraverso il corso azionario. Il denaro procura influenza, ma non legittimazione democratica.

Particolarmente ironico è il fatto che proprio quegli ambienti parlino incessantemente di libertà di espressione. Naturalmente Elon Musk ha il diritto di esprimere la propria opinione politica. Nessuno lo contesta. Ma la libertà di espressione tutela anche il diritto di definire questa ingerenza per ciò che è: il tentativo di uno degli imprenditori più potenti del mondo di contribuire a plasmare i dibattiti politici negli Stati sovrani secondo le proprie idee.

Si immagini il caso inverso. Il proprietario di un grande gruppo mediatico europeo direbbe agli elettori americani, pochi mesi prima di un’elezione presidenziale, quale candidato sia la loro “ultima speranza”. L’indignazione negli Stati Uniti sarebbe prevedibile e probabilmente enorme. In Europa, invece, sembra che ci si sia quasi abituati a simili sconfinamenti.

Forse proprio questo è il problema più grande.

Perché Elon Musk non è più un caso isolato. Sempre più spesso imprenditori tecnologici globali si comportano come governatori non ufficiali di un nuovo ordine mondiale digitale. Dispongono di piattaforme la cui portata supera quella di molti Stati, controllano i dibattiti pubblici e commentano le elezioni come se si trattasse di previsioni di borsa o recensioni di prodotti.

Il vero paradosso, tuttavia, consiste nel fatto che proprio quegli imprenditori che predicano costantemente innovazione e disruption sembrano avere poca pazienza con la democrazia. Perché la democrazia è ostinata. Non si lascia programmare, comprare o ottimizzare con un aggiornamento software. Non accetta autocrati con il badge di verifica.

Alla fine resta dunque una semplice constatazione: la Francia non ha bisogno di un’ultima speranza dalla California o dal Texas. La Francia ha bisogno di elezioni libere, istituzioni indipendenti e cittadini che decidano da soli a chi dare il proprio voto.

Tutto il resto può funzionare su X.

In una democrazia non dovrebbe.

Andreas M. Brucker