Sébastien Lecornu ha ovviamente pienamente ragione: non c’è inattività. Per niente. Dopotutto sono stati attivati piani di protezione dal caldo, ordinati condizionatori e mobilitate le autorità – dopo che il termometro aveva già superato valori da record. Chi poteva ancora sostenere che nessuno avesse fatto nulla?
E poi: chi avrebbe potuto immaginare che in piena estate facesse caldo? Questa catastrofe naturale del tutto inaspettata colpisce la Francia infatti ogni anno come un meteorite dallo spazio. Che gli scienziati del clima da decenni avvertano di ondate di calore sempre più frequenti e intense? Passi. Evidentemente anche questo resta solo una previsione meteorologica tra le tante.
“Non c’è inattività”, dice il primo ministro in carica. Suona deciso. Ma sorge una semplice domanda: se davvero è stato fatto tutto, perché gli ospedali arrivano al limite? Perché le scuole chiudono a causa del caldo? Perché milioni di persone soffrono in appartamenti che di giorno e persino di notte si trasformano in forni? E perché discutiamo anno dopo anno degli stessi problemi?
Forse il vero fraintendimento sta nella definizione di prevenzione. Prevenzione infatti non significa spegnere freneticamente gli incendi quando la casa è già in fiamme. Prevenzione significa installare protezioni antincendio prima che le fiamme divampino. Chi ordina i condizionatori solo quando medici e personale sanitario lavorano già in condizioni estreme reagisce a una crisi – non la previene.
Naturalmente un governo può difendersi da accuse esagerate. Naturalmente soccorritori, prefetti, pompieri e il personale medico meritano il massimo rispetto. Fanno cose enormi. Ma proprio per questo la frase “Non c’è inattività” risulta così irritante. Perché la vera domanda non è se ci siano persone in azione. È perché ogni anno devono ancora una volta dare il massimo nelle stesse condizioni eccezionali.
Ancora più notevole però è stata l’indignazione per il numero delle vittime del caldo. Come se il dibattito decisivo fosse se si tratti di 10.000 vittime, di meno o di più. A partire da quale numero comincia in realtà la responsabilità politica? Esiste un limite di temperatura ufficiale per questo?
La verità è scomoda. La Francia non vive un capriccio meteorologico isolato. Il paese sta vivendo uno sviluppo che gli scienziati descrivono da anni. Il caldo non è più un ospite. Si trasferisce lentamente e prende comodamente casa. Chi oggi fa ancora finta che ogni ondata di calore sia un’eccezione sorprendente lotta contro la realtà – e la realtà, si sa, vince sempre.
Forse la politica dovrebbe impiegare meno energia a urlarsi addosso. Un grado in meno di indignazione in parlamento e qualche grado in meno nelle aule mal isolate sarebbero probabilmente per molte persone la combinazione decisamente più piacevole.
Un commento di Andreas M. Brucker