Nel giorno della visita del ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin in Algeria, a Parigi si inasprisce il dibattito politico interno sul rapporto con il vicino nordafricano. Mentre il governo del presidente Emmanuel Macron punta a un cauto riavvicinamento, il Rassemblement National (RN) chiede un cambio di rotta radicale: abbandonare la prudenza diplomatica e adottare una politica di durezza con richieste chiare.
All’origine della nuova controversia ci sono le dichiarazioni del portavoce del RN Laurent Jacobelli, che ha attaccato duramente la politica francese verso l’Algeria. La Francia pratica da anni una “diplomazia dell’inchino”, ha affermato alla radiotelevisione pubblica. La strategia di Macron non avrebbe prodotto risultati concreti. Ogni fase di avvicinamento sarebbe, secondo lui, stata seguita da nuove tensioni diplomatiche.
Un rapporto segnato da pesi storici
I rapporti tra Francia e Algeria sono da decenni tra i più complessi dell’ambito della politica estera francese. La guerra d’Algeria del 1954-1962 segna ancora oggi le relazioni politiche e sociali tra i due Paesi. Questioni di memoria, migrazione, cooperazione in materia di sicurezza e collaborazione economica si sovrappongono costantemente.
Sotto la presidenza di Emmanuel Macron ci sono stati vari tentativi di riconciliazione storica. Macron aveva dichiarato fin dall’inizio che il colonialismo era stato un “crimine contro l’umanità” — un’affermazione accolta positivamente in Algeria ma che in alcune parti della Francia suscitò dura critica. Tuttavia la sua presidenza non è riuscita a creare una base stabile per le relazioni bilaterali.
Le tensioni scoppiano regolarmente per questioni di visti, rimpatri, cooperazione in materia di sicurezza o dichiarazioni storiche di politici francesi. A ciò si aggiunge la dimensione interna: in Francia vivono diversi milioni di persone di origine algerina, per cui ogni crisi tra Parigi e Algeri produce un’immediata risonanza sociale.
Il RN chiede una rottura con la linea di Macron
Laurent Jacobelli ha sfruttato il viaggio di Darmanin per attaccare frontalmente il governo. Il RN accusa Macron di mostrarsi troppo conciliatorio nei confronti del presidente Abdelmadjid Tebboune. Secondo il partito di destra, la Francia dovrebbe difendere i propri interessi in modo molto più deciso.
Al centro delle richieste ci sono in particolare due punti: in primo luogo il RN esige rimpatri più coerenti dei cittadini algerini condannati in Francia o soggetti a espulsione. In secondo luogo il partito chiede di aumentare la pressione su Algeri nel caso del giornalista francese Christophe Gleizes, attualmente detenuto in Algeria.
Il RN collega intenzionalmente questi temi al dibattito più ampio sulla migrazione. Il partito sostiene da anni che la Francia debba usare con maggiore decisione le leve diplomatiche ed economiche per convincere i Paesi d’origine a cooperare nei rimpatri. L’Algeria è considerata un partner particolarmente difficile, perché le procedure di riammissione spesso rallentano o vengono strumentalizzate politicamente.
Con il termine “Aplaventrisme” — in sostanza “servilismo” — il RN tenta anche di dipingere Macron come un capo di Stato debole, che non difenderebbe con energia gli interessi della Francia. Questa strategia rientra nella più ampia posizionamento estero del partito, che predilige sovranità nazionale e fermezza dimostrativa.
La missione delicata di Darmanin ad Algeri
Ufficialmente il viaggio di Gérald Darmanin serve a ripristinare la cooperazione giudiziaria tra i due Stati. Negli ultimi mesi le relazioni diplomatiche si erano notevolmente deteriorate. Diverse controversie politiche e accuse reciproche avevano gravato molto sulla cooperazione.
Darmanin cerca ora di riaprire almeno canali di dialogo sul piano tecnico. Soprattutto nei settori della repressione penale e della cooperazione giuridica i due Paesi sono reciprocamente dipendenti. La Francia ha bisogno della cooperazione dell’Algeria, per esempio in materia di estradizioni e rimpatri; l’Algeria, a sua volta, è interessata alla stabilità economica e allo scambio in materia di sicurezza.
La missione del ministro è però politicamente molto sensibile. Da un lato Parigi non può dar luogo a una percezione interna di cedimento nei confronti di Algeri. Dall’altro, un peggioramento duraturo delle relazioni sarebbe problematico per entrambi i Paesi.
Perché l’Algeria riveste per la Francia un ruolo strategico: sul piano energetico, delle migrazioni e della sicurezza. Soprattutto dall’inizio della guerra russa in Ucraina l’Algeria ha guadagnato ulteriore peso geopolitico come fornitore di gas. L’Europa si sta infatti impegnando maggiormente per trovare partner energetici alternativi nel bacino del Mediterraneo.
La politica interna francese inasprisce i toni
Il dibattito sull’Algeria è da tempo parte della lotta di potere interna in Francia. Il RN usa il tema per mettere sotto pressione il governo tanto sulla sicurezza quanto sulla politica migratoria. Il partito si inserisce in un clima sociale in cui questioni di identità nazionale e autorità dello Stato vengono dibattute con sempre maggiore carica emotiva.
Il governo, invece, cerca di compiere un equilibrio. I rappresentanti della maggioranza presidenziale avvertono di non definire le relazioni con l’Algeria solo attraverso simbolismi di politica interna. Una rottura diplomatica duratura non metterebbe a rischio soltanto interessi economici, ma potrebbe anche complicare in modo massiccio la cooperazione in materia di migranti e lotta al terrorismo.
Anche i partiti di sinistra rifiutano in gran parte le richieste del RN di una linea scontroso-confrontativa. Essi sostengono che sensibilità storica e diplomazia pragmatica siano necessarie per costruire relazioni durature e stabili.
Allo stesso tempo, però, anche al centro cresce l’impazienza per la collaborazione spesso problematica con l’Algeria dal punto di vista francese. Soprattutto sui rimpatri delle persone obbligate a lasciare il territorio le autorità francesi da anni lamentano una mancanza di cooperazione.
Tra pragmatismo e politica di potenza
Il viaggio di Gérald Darmanin illustra emblematicamente quanto siano complesse le relazioni franco-algerine. Parigi si trova davanti a un dilemma strategico: una linea più dura potrebbe essere popolare sul piano interno, ma comporta rischi diplomatici significativi. Una politica del dialogo, invece, viene sempre più interpretata dall’opposizione come segno di debolezza.
Inoltre anche l’Algeria utilizza politicamente le tensioni. Il presidente Tebboune si presenta volentieri all’interno come difensore della sovranità nazionale nei confronti dell’ex potenza coloniale. Ogni confronto con la Francia assume quindi anche un valore simbolico nella politica interna algerina.
Rimane incerto se la visita di Darmanin porterà effettivamente a un allentamento delle tensioni. Più probabile è, in una prima fase, una cauta stabilizzazione di singoli ambiti di cooperazione. I conflitti di fondo — migrazione, memoria storica e questioni di influenza politica — però probabilmente permarranno.
Così la politica verso l’Algeria resta per la Francia un terreno sensibile, in cui politica estera, storia e lotte di potere interne sono indissolubilmente legate.
P.T.