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Nachrichten.fr · May 19, 2026

Darmanin promuove il disgelo ad Algeri – il caso Christophe Gleizes resta una prova per le relazioni

Il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin si è mostrato apertamente ottimista al termine della sua visita biennale in Algeria. “Sono molto rassicurato dal modo in cui viene trattato Christophe Gleizes”, ha dichiarato Darmanin martedì dopo colloqui con la dirigenza algerina. Il viaggio è stato considerato un importante test diplomatico dopo quasi due anni di forti tensioni tra Parigi e Algeri.

Al centro della visita c’era il caso del giornalista sportivo francese Christophe Gleizes. Il reporter era stato arrestato a maggio 2024 durante una ricerca in Cabylia. La giustizia algerina lo ha poi condannato a sette anni di carcere per “apologia del terrorismo” – una sentenza che in Francia ha suscitato critiche bipartisan e ha ulteriormente aggravato le già difficili relazioni tra i due stati.

Secondo fonti vicine al giornalista, Gleizes ha rinunciato a ricorrere alla Corte di Cassazione. Questa mossa sembra aprire la strada a una possibile grazia da parte del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. A Parigi tale gesto è ritenuto probabile, anche se finora non vi è stata alcuna conferma ufficiale da Algeri.

Darmanin ha sottolineato in interviste ai media francesi che la Francia ha chiarito alle autorità algerine che non si tratta di “restituire Christophe Gleizes alla Francia, ma a sua madre”. L’espressione è stata scelta consapevolmente: Parigi cerca chiaramente di non far degenerare il caso in una aperta contrapposizione con l’Algeria, ma di presentarlo come una questione umanitaria. Allo stesso tempo Darmanin ha affermato di confidare nel presidente Tebboune “per compiere questo gesto per la famiglia”.

La visita del ministro della Giustizia francese segna un ulteriore passo verso una normalizzazione diplomatica. Dal 2024 i rapporti tra i due paesi si erano notevolmente deteriorati. I punti di attrito includevano la politica migratoria francese, le questioni relative al rimpatrio obbligatorio degli algerini, i conflitti storici legati al periodo coloniale e le diverse posizioni in tema di sicurezza e politica mediorientale.

In particolare il dibattito sui cosiddetti casi OQTF – ordini di espulsione francesi verso persone obbligate a lasciare il paese – aveva appesantito il rapporto. Parigi ha accusato ripetutamente l’Algeria di non cooperare sufficientemente nei procedimenti consolari e nei rimpatri. Algeri, dal canto suo, ha criticato il tono sempre più duro dei politici interni francesi verso l’Algeria e la diaspora algerina.

In questo contesto il caso Gleizes assume un significato che va oltre il destino di un singolo giornalista. Nelle due capitali l’affare è ormai considerato un simbolo della possibilità di un riavvicinamento pragmatico o della persistenza di diffidenze e riflessi politico-interni.

Darmanin ha parlato dopo i colloqui di una “ripresa della nostra collaborazione giudiziaria”. Dietro questa formula si nasconde un più ampio calcolo diplomatico. Di fronte a una crescente instabilità nel Mediterraneo e alle sfide di sicurezza nella zona del Sahel, la Francia cerca nuovamente un dialogo con l’Algeria, considerata una potenza chiave regionale. Anche questioni di lotta al terrorismo, sicurezza delle frontiere e migrazione rendono indispensabile una collaborazione efficace dal punto di vista di entrambe le parti.

Per il presidente Tebboune, inoltre, l’affare rappresenta l’opportunità di combinare durezza interna con flessibilità esterna. Una grazia potrebbe essere interpretata a livello internazionale come un segno di buona volontà, senza dover formalmente ritrattare le decisioni della giustizia algerina. Proprio i sistemi autoritari spesso utilizzano questi meccanismi per creare spazi diplomatici senza mostrare debolezza istituzionale.

Tuttavia la situazione resta delicata. In Francia media e opposizione seguono con attenzione il caso. Organizzazioni per i diritti umani criticano da mesi le condizioni per giornalisti e attivisti in Algeria, specialmente in Cabylia, dove il governo controlla in modo particolarmente rigido i movimenti separatisti e d’opposizione. La leadership algerina reagisce con estrema sensibilità alle critiche straniere, spesso interpretandole come ingerenze negli affari interni.

Le prossime settimane si preannunciano dunque decisive. Se il presidente Tebboune dovesse effettivamente concedere la grazia, ciò potrebbe segnare l’inizio di un prudente disgelo diplomatico. Se invece Gleizes resterà in carcere, il caso rischia di diventare nuovamente un simbolo di crisi politica – con conseguenze ben oltre le relazioni bilaterali.

Autore: P. Tiko