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Nachrichten.fr · May 16, 2026

Dieci anni dopo il disastro: il caso EgyptAir MS804 rischia di concludersi senza processo

Quasi dieci anni dopo il disastro del volo EgyptAir MS804, la giustizia francese sembra pronta a mettere la parola fine. Secondo i media francesi la procura di Parigi chiede un cosiddetto Non-lieu — cioè l’archiviazione del procedimento senza processo penale. Per i parenti delle 66 vittime questa svolta suona come un pugno nello stomaco.

L’Airbus A320 si era schiantato il 19 maggio 2016 mentre era in rotta da Parigi al Cairo sopra il Mediterraneo. Nessuno è sopravvissuto. Tra le vittime c’erano anche 15 cittadini francesi. Da allora il caso non riguarda solo esperti del settore e investigatori, ma soprattutto famiglie che speravano in risposte. E in responsabilità.

Ora molto lascia intendere che proprio questa speranza svanisca nella nebbia giudiziaria.

La procura sostiene che non sia possibile dimostrare errori rilevanti ai fini penali — almeno non oltre eventuali carenze attribuibili ai membri dell’equipaggio deceduti. Un procedimento contro la compagnia EgyptAir appare quindi improbabile. La decisione finale spetta comunque ai giudici istruttori, ma la richiesta del parquet ha peso.

Per le famiglie delle vittime tutto ciò suona come l’eco amara di molte catastrofi aeree: anni di perizie, analisi tecniche e teorie contraddittorie — e alla fine però nessuno in tribunale.

Particolarmente delicata resta la questione dell’origine dell’incendio a bordo.

Investigatori francesi e il BEA, l’ente francese per le indagini sugli incidenti aerei, hanno sostenuto per anni l’ipotesi di un incendio in cabina di pilotaggio. Al centro delle attenzioni c’erano i sistemi di ossigeno e la possibilità di un incendio amplificato dall’ossigeno. L’argomento è stato considerato internamente abbastanza serio da spingere il BEA a pubblicare uno studio sulla sicurezza riguardante incendi nel cockpit alimentati dall’ossigeno.

Le autorità egiziane invece hanno tracciato un quadro diverso. Il loro rapporto conclusivo del 2024 descrive un’esplosione nell’area della cucina anteriore a bordo, seguita da incendio e sviluppo di fumo. Due Paesi, due scenari, nessuna verità comune — sembra quasi il simbolo di tutto il caso.

Dal punto di vista giuridico un Non-lieu può apparire comprensibile. Il diritto penale richiede prove solide, non supposizioni. Ma a livello umano questa evoluzione lascia un retrogusto amaro. Più a lungo durano i procedimenti, più spesso si assottiglia il confine tra chiarimento e stanchezza. Dieci anni nell’aviazione sono un’eternità.

Eppure molte cose restano aperte.

I familiari parlano ormai di «giustizia sciatta». Un’accusa dura, ma nata da anni di frustrazione. Chi aspetta quasi un decennio per ottenere chiarezza alla fine si aspetta più di formulazioni tecniche e sottigliezze giuridiche. Soprattutto in catastrofi di portata internazionale si crea rapidamente l’impressione che la responsabilità scivoli tra autorità, Stati e imprese come sabbia tra le dita.

Forse è proprio in questo che risiede la vera tragedia del caso: non solo l’incidente in sé, ma la sensazione che alla fine non rimanga una risposta chiara. Nessuna sentenza. Nessun processo. Nessun punto definitivo.

Solo silenzio sul Mediterraneo.

Di Daniel Ivers