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Nachrichten.fr · July 12, 2026

Hormuz torna a essere il punto focale di un conflitto aperto

Dubai – 12.07.2026: Nella notte tra sabato e domenica, lo Stretto di Hormuz è tornato a trasformarsi da simbolo di un’economia mondiale vulnerabile in teatro di un confronto militare diretto. Secondo gli Stati Uniti, le forze armate americane hanno attaccato obiettivi iraniani dopo che una nave portacontainer battente bandiera cipriota era stata colpita nello stretto. La nave ha preso fuoco e l’equipaggio l’ha abbandonata; inizialmente risultava disperso un membro civile dell’equipaggio. Teheran ha dichiarato a sua volta che la via d’acqua resterà chiusa fino a nuovo avviso. Non è quindi soltanto il traffico navale nel Golfo a subire pressioni, ma anche la già fragile architettura politica che avrebbe dovuto limitare una guerra tra Washington e Teheran.

L’escalation immediata segue diversi giorni di crescente incertezza. Di recente, unità iraniane avevano sparato contro navi commerciali o ne avevano impedito il passaggio. L’esercito americano ha giustificato i suoi attacchi sostenendo di voler indebolire la capacità dell’Iran di compiere ulteriori aggressioni contro marinai civili e navigazione commerciale. Un simile calcolo può essere comprensibile sul piano militare; politicamente, tuttavia, ogni rappresaglia aumenta il rischio che una serie di operazioni limitate si trasformi in una guerra permanente. La precedente tregua, già più un’interruzione che un accordo solido, è di fatto svuotata di valore.

Hormuz è il luogo più sensibile di questo confronto. Lo stretto collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è una rotta centrale per le esportazioni energetiche e il commercio tra Asia, Europa e Medio Oriente. Le Nazioni Unite avevano già rilevato che i transiti erano diminuiti di oltre il 90 per cento dall’inizio della crisi, alla fine di febbraio. L’Organizzazione marittima internazionale ha registrato 46 attacchi contro navi internazionali a Hormuz e nelle sue vicinanze fino all’inizio di luglio; dal 28 febbraio erano stati uccisi 14 marittimi. Per gli armatori, il rischio non è più da tempo astratto: le assicurazioni diventano più costose, le rotte vengono deviate e le catene di approvvigionamento perdono tempo e prevedibilità.

Sul piano diplomatico, l’Oman resta il più importante possibile mediatore. Mascate aveva recentemente proposto di riaprire completamente entrambe le corsie di navigazione dello stretto. Un simile passo presuppone però che Teheran accetti la protezione della navigazione commerciale e che Washington riporti le proprie azioni militari entro un chiaro quadro politico. Al momento non vi sono segnali di nessuna delle due condizioni. L’Europa non può decidere il conflitto, ma ne è direttamente coinvolta: costi elevati dell’energia e dei trasporti graverebbero su una ripresa economica già fragile.

Le prossime ore sono quindi più di una questione di sicurezza marittima. Decideranno se Hormuz tornerà a essere una rotta di transito controllata o diventerà la leva di un conflitto le cui conseguenze economiche si estenderanno ben oltre il Golfo.

Fonti

  • Associated Press
  • International Maritime Organization
  • United Nations
  • Axios

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