Il 23 luglio unisce due scene molto diverse: un’aula di tribunale a Parigi e delle caserme al Cairo. In Francia, nel 1945, iniziò il processo contro il maresciallo Philippe Petain, ex capo del regime di Vichy. In Egitto, nel 1952, giovani ufficiali avviarono un movimento che fece cadere la monarchia di re Faruk. Da una parte la resa dei conti giudiziaria con la collaborazione, dall’altra un colpo di Stato militare in nome del rinnovamento nazionale. Entrambe le giornate ruotano attorno alla stessa scomoda domanda: chi può parlare per un Paese dopo una crisi?
Il 23 luglio 1945 si aprì davanti all’Alta Corte di Giustizia a Parigi il procedimento contro Petain. L’imputato aveva 89 anni, era celebre come eroe di Verdun della Prima guerra mondiale e, come capo di Stato di Vichy, era diventato il simbolo della collaborazione francese con la Germania nazista. Proprio questo contrasto conferiva al processo una forza esplosiva. Sul banco degli imputati non sedeva un funzionario qualunque, ma una figura il cui ritratto era un tempo appeso negli uffici pubblici e nelle scuole.
La Francia viveva allora ancora nel pieno delle scosse di assestamento della Liberazione. L’occupazione era terminata da appena un anno, molte famiglie cercavano i dispersi, lutto e rabbia erano strettamente intrecciati. Allo stesso tempo, l’epurazione dei collaborazionisti rischiava di scivolare nella vendetta privata. Il processo doveva dunque fare più che stabilire una pena. Doveva separare visibilmente il nuovo Stato repubblicano da Vichy e affermare il monopolio della violenza della giustizia contro il furore della strada.
Petain negò di aver tradito la Francia. Presentò la propria politica come uno scudo che avrebbe evitato conseguenze peggiori. L’accusa, al contrario, ravvisava attentati alla sicurezza interna dello Stato e collaborazione con il nemico. Questo conflitto va ancora oggi ben oltre la persona di Petain. La responsabilità politica può scomparire dietro la costrizione, l’età o una presunta ragion di Stato? La questione resta pungente, perché tocca il nervo di ogni democrazia sotto pressione.
L’Alta Corte di Giustizia dichiarò Petain colpevole il 15 agosto 1945 e lo condannò a morte, oltre a infliggergli l’indegnità nazionale. Charles de Gaulle commutò l’esecuzione in ergastolo a causa dell’età avanzata di Petain. La sentenza non cancellò i crimini del regime di Vichy né guarì la società. Ma segnò un confine: la Repubblica dichiarò che il potere non rende immuni dalla responsabilità grazie a decorazioni, ricordi o uniformi. Un messaggio piuttosto chiaro, anche senza microfono e studio televisivo.
Sette anni dopo, il 23 luglio 1952, all’altra estremità del Mediterraneo iniziò una notte che ridisegnò la storia dell’Egitto. I Liberi Ufficiali, un gruppo di militari più giovani attorno a Mohammed Nagib e Gamal Abdel Nasser, presero il controllo di punti decisivi del Cairo. Il loro obiettivo era re Faruk, la cui corte era considerata corrotta e la cui monarchia era associata da molti egiziani alla disuguaglianza sociale, all’influenza britannica e alla sconfitta nella guerra del 1948.
Il colpo di Stato si svolse inizialmente in modo sorprendentemente controllato. Faruk abdicò il 26 luglio e lasciò il Paese. La monarchia sopravvisse formalmente ancora per alcuni mesi, ma la sua sostanza politica era svanita. Il 18 giugno 1953 i nuovi governanti proclamarono la repubblica. Nasser divenne poi il volto dominante del nuovo Egitto: nazionalismo, promesse di riforme sociali, uno Stato forte e la richiesta di piena indipendenza si fusero in una potente narrazione.
Questa narrazione non fu affatto soltanto liberazione. I Liberi Ufficiali eliminarono partiti e avversari politici; gli spazi democratici rimasero ristretti. Proprio qui risiede il contrasto storico con Parigi. Nel 1945 la Francia cercò di ristabilire la legittimità di uno Stato attraverso un processo pubblico. Al Cairo, un esercito fondò la propria legittimità sulla rivoluzione e sul salvataggio nazionale. Entrambe le vie cercavano ordine dopo una crisi, ma condussero a culture politiche molto diverse.
La Francia non rimase ai margini della svolta egiziana. Il Canale di Suez portava fin dal XIX secolo anche una forte impronta francese, soprattutto attraverso Ferdinand de Lesseps e la compagnia del canale. Quando Nasser nazionalizzò il canale nel 1956, Francia, Gran Bretagna e Israele reagirono attaccando l’Egitto. La crisi di Suez mostrò brutalmente quanto il 23 luglio 1952 avesse scosso il vecchio ordine coloniale dei rapporti di forza. Parigi voleva preservare la propria influenza; il Cairo reclamava sovranità. Il canale divenne un collo di bottiglia della politica mondiale.
Che cosa unisce il vecchio maresciallo in un’aula di tribunale parigina ai giovani ufficiali del Cairo? Entrambe le storie mostrano che la dignità nazionale è un concetto pericolosamente elastico. Può spingere una società a esigere responsabilità per i crimini. Ma può anche soffocare l’opposizione, quando un governo si proclama da solo portavoce del popolo. La storia non fornisce un manuale d’istruzioni, piuttosto una bussola con qualche graffio.
Il 23 luglio continua a riverberarsi anche nel presente. In Francia, il ricordo di Vichy resta un parametro per affrontare l’antisemitismo, la complicità dello Stato e la seduzione politica. In Egitto, la rivoluzione del 1952 rimane un punto di riferimento centrale per l’autorappresentazione dello Stato. E Suez ricorda che le rotte commerciali non sono mai soltanto linee su una mappa. Dietro di esse vi sono potere, lavoro, materie prime e la questione di chi decida l’accesso.
Questo giorno del calendario appartiene dunque a quelle date in cui la storia non resta uno sfondo lontano. Si presenta in tribunale, marcia attraverso i cancelli delle caserme e naviga in un canale tra due mari. A volte indossa una toga, a volte degli stivali. Il suo nucleo, però, rimane lo stesso: il potere esige memoria – e la memoria esige giudizio.
Fonti
- Ministere de la Justice: 80 anni dal processo al maresciallo Petain
- Chemins de memoire: inizio del processo Petain il 23 luglio 1945
- Governo del Cairo: Rivoluzione del 23 luglio 1952
- US National Archives: antecedenti e conseguenze della crisi di Suez
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