La morte della undicenne Lyhanna scuote la Francia ben oltre i confini del dipartimento Gers. Questi crimini suscitano regolarmente sgomento. Ma in questo caso l’attenzione pubblica non si concentra solo sul presunto colpevole. Al centro vi è sempre più la domanda se le istituzioni statali abbiano adempiuto alla loro funzione di protezione – o se il crimine avrebbe potuto essere evitato.
Le parole straordinariamente chiare del Ministro della Giustizia Gérald Darmanin segnano un momento politico significativo. Quando un ministro della giustizia in carica dichiara pubblicamente che la giustizia «non è riuscita a proteggere questa bambina», non si tratta della solita comunicazione di crisi dopo un tragico caso individuale. Si tratta piuttosto dell’ammissione di un possibile fallimento istituzionale.
Un’ammissione dal peso politico
Nei regimi democratici e di diritto lo Stato la magistratura è indipendente. Perciò i governi evitano generalmente di commentare pubblicamente procedimenti in corso o di criticare direttamente giudici e pubblici ministeri. Ancora più notevole è quindi la formulazione di Darmanin, che intende trarre «tutte le conseguenze» dalle scoperte delle indagini in corso.
La frase ricorda quei momenti politici in cui i governi riconoscono che un evento non può più essere considerato come un semplice crimine individuale, ma è diventato un simbolo di deficit strutturali. Le scuse pubbliche rivolte alla famiglia e ai cittadini francesi indicano che il governo percepisce ormai il caso come un fallimento statale.
Ciò aumenta contemporaneamente la pressione politica. Chi assume pubblicamente la responsabilità deve infine anche saper spiegare perché i meccanismi esistenti non hanno funzionato.
La domanda centrale: perché il sistema non è intervenuto prima?
Secondo le informazioni finora note, il principale sospettato non era affatto sconosciuto alle autorità. Erano già state presentate diverse denunce per presunti reati sessuali contro minori. Particolarmente grave è il fatto che una denuncia per presunta violenza su minore fosse apparentemente ancora in fase di trattamento quando Lyhanna è scomparsa.
Giuridicamente una denuncia ovviamente non significa colpa. Lo stato di diritto si basa sulla presunzione d’innocenza. Ma il dibattito reale non riguarda la questione della colpa del sospettato, bensì il modo di operare delle istituzioni.
Perché i segnali precedenti non sono stati trattati più rapidamente? Sono stati sottovalutati i rischi? È mancato il personale? Vi sono stati problemi di comunicazione tra polizia, procura e magistratura? Oppure le procedure esistenti sono state applicate correttamente ma si sono rivelate insufficienti?
Proprio queste domande dovranno rispondere le indagini annunciate.
Un problema cronico della giustizia francese
Il caso si inserisce in un periodo in cui la Francia discute da anni sulle prestazioni della propria giustizia. Associazioni di giudici, pubblici ministeri e ordini forensi lamentano regolarmente carenza di personale, elevato carico di lavoro e lunghe durate dei procedimenti.
In particolare i procedimenti nell’ambito della violenza domestica e degli abusi sessuali sono spesso sempre sottoposti a notevole pressione. Il numero di denunce è aumentato negli ultimi anni, mentre in molte sedi le risorse umane non sono cresciute allo stesso ritmo.
Il problema non è affatto limitato alla Francia. In numerosi Paesi europei si osserva un modello simile: società e politica chiedono un’azione più decisa contro la violenza sessuale, ma al contempo le autorità investigative e i tribunali raggiungono i limiti delle loro capacità.
Il caso Lyhanna solleva pertanto una domanda scomoda: può uno stato di diritto adempiere al proprio compito di protezione quando i segnali di allarme sono stati rilevati ma non processati in tempo?
Tra responsabilità individuale e errori sistemici
Particolarmente delicata è la possibilità di conseguenze disciplinari menzionata da Darmanin. Nel dibattito pubblico dopo tragedie si sviluppa spesso rapidamente il desiderio di individuare singoli responsabili.
Tuttavia un fallimento istituzionale difficilmente può essere ridotto a una sola persona. Se le indagini mostrano che giudici, pubblici ministeri o agenti di polizia hanno violato le norme vigenti, le sanzioni sono comprensibili. Più difficile è quando emerge che i soggetti coinvolti hanno agito all’interno di un sistema sovraccarico.
In quel caso la responsabilità politica si presenta in altra forma. Non è l’errore individuale a essere centrale, ma la domanda sul perché è stato creato un sistema incapace di riconoscere o gestire i rischi in tempo.
La tentazione di cercare un colpevole è grande. La sfida consiste però nell’identificare le cause che vanno oltre il singolo caso.
Il cambiamento nel modo di affrontare la violenza sessuale
Il caso evidenzia inoltre un cambiamento sociale. Solo poche decine di anni fa le denunce per violenza sessuale venivano spesso marginalizzate o non affrontate con la necessaria urgenza. Il movimento #MeToo e numerosi casi discussi pubblicamente hanno sensibilizzato fortemente l’opinione.
Oggi il pubblico si aspetta che le denunce di violenza sessuale contro donne e bambini siano trattate con priorità. Questa aspettativa è politicamente legittima e ampiamente radicata nella società.
Da ciò nasce però una nuova sfida: la giustizia non deve solo agire correttamente secondo lo stato di diritto, ma anche reagire abbastanza rapidamente per prevenire possibili pericoli. Tra la diligenza giuridica e la protezione preventiva si crea una tensione che non sempre è facile da risolvere.
Il caso Lyhanna mostra le conseguenze drammatiche quando questo equilibrio si perde.
La Francia ora ha davanti a sé un doppio compito. La giustizia deve chiarire se sono stati commessi errori concreti e se vi sono responsabili da chiamare a risponderne. La politica dovrà invece rispondere se le strutture esistenti siano effettivamente in grado di garantire efficacemente la protezione dei bambini particolarmente vulnerabili.
Le parole di Gérald Darmanin hanno alzato le aspettative. Se l’indagine annunciata dovesse limitarsi a individuare solo mancanze individuali senza affrontare i problemi strutturali, difficilmente la fiducia pubblica ne uscirebbe rafforzata. Emergerebbe invece un quadro di debolezze sistemiche, la cui soluzione richiederebbe riforme ben più ampie da parte del governo.
La morte di un bambino è sempre una tragedia umana. Per uno stato di diritto diventa una prova politica quando sorge il sospetto che la catastrofe non fosse inevitabile. Ed è proprio in questo punto che si trova oggi la Francia.
P.T.