Barcelona – 01.07.2026: Ricercatori del Barcelona Institute of Marine Sciences (ICM-CSIC) e reti di monitoraggio collegate riportano per la fine di giugno 2026 un’eccezionale ondata di calore marina nel Mediterraneo nordoccidentale. Dati satellitari e da boe mostrano scarti positivi rispetto ai valori di riferimento a partire dagli anni ’80; nel Golfo del Leone e al largo della Corsica e della Costa Azzurra sono state rilevate anomalie regionali fino a circa +5 °C. I picchi misurati delle temperature superficiali del mare sono più tipici della fine dell’estate che del consueto picco di inizio estate.
Analisi dei dataset Copernicus e dei programmi nazionali di osservazione mostrano campi termici estesi e coerenti. Secondo le analisi interne all’istituto lo scarto medio nella zona interessata è nettamente superiore alle norme stagionali. Le stazioni locali segnalano inoltre un’insolita scarsa diminuzione delle temperature notturne, il che aumenta ulteriormente la durata e l’intensità dell’ondata di calore marina. Tali condizioni aumentano il rischio di carenza di ossigeno in prossimità della costa e possono favorire fioriture algali.
I biologi e gli esperti di pesca segnalano uno stress acuto aumentato per le praterie di fanerogame marine, gli organismi con conchiglia dura e gli abitanti corallini sessili. Esperienze di precedenti ondate di calore nel Mediterraneo documentano morie di massa di gorgonie, spugne e altri invertebrati, nonché spostamenti nella composizione delle specie pescate. Dalla Francia meridionale e dalla Spagna arrivano i primi segnali di cambiamenti nei modelli di cattura e segnalazioni isolate di specie termofile. Mentre gli effetti a breve termine sono rapidamente visibili, gli sviluppi delle popolazioni, il reclutamento e le conseguenze economiche per pesca, acquacoltura e turismo dovrebbero emergere con maggiore chiarezza nei prossimi mesi.
Come sfondo i climatologi indicano il riscaldamento degli oceani in atto da decenni. Il Mediterraneo è considerato un hotspot climatico, dove le temperature dell’aria e dell’acqua aumentano in misura superiore alla media. Fasi di insolito caldo atmosferico, permanenza di alte pressioni stabili, ridotto scambio verticale con strati di acque profonde più fredde e variazioni nella circolazione regionale possono scatenare e prolungare ondate di calore marine. Questa combinazione aumenta la probabilità di eventi estremi ricorrenti e indebolisce la resilienza ecologica.
Le autorità e gli enti di ricerca hanno intensificato la sorveglianza. Si raccomandano adeguamenti precauzionali nella pesca, nell’acquacoltura e nella gestione costiera, come periodi di riposo flessibili, limitazioni temporanee di cattura, test locali di stress da calore per i stock allevati e regole rigorose di navigazione e ancoraggio per proteggere le delicate praterie di fanerogame marine. Le comunità costiere e le imprese hanno bisogno di valutazioni affidabili a scala ridotta per riconoscere i danni acuti e attuare misure protettive mirate. Parallelamente gli scienziati sottolineano l’importanza di reti di osservazione affidabili e l’urgenza di accelerare le riduzioni a lungo termine dei gas serra per limitare la frequenza e l’intensità di tali eventi. La situazione è continuamente valutata dai servizi di osservazione marina, dagli istituti nazionali e dal servizio Copernicus.
Fonti
- Institut de Ciències del Mar (ICM-CSIC)
- Copernicus Marine Service
- TF1 Info
- AFP
- Mercator Ocean International