Il Rassemblement National francese si trova in una situazione paradossale. Mai prima d’ora il partito è stato così vicino al potere – e allo stesso tempo raramente è stato così incerto chi lo guiderà effettivamente. Mentre il centro politico francese continua a esaurirsi e i partiti tradizionali di sinistra e della destra conservatrice soffrono di debolezza strutturale, il campo di Marine Le Pen si prepara con una disciplina notevole alle elezioni presidenziali del 2027. Tuttavia, al centro di questa preparazione non c’è più solo la questione del successo elettorale. A diventare determinante è la capacità di essere percepito come un partito governativo credibile.
Questo spostamento segna un cambiamento profondo all’interno del RN. Per decenni il partito si è definito principalmente come movimento di protesta contro le élite, la globalizzazione e l’integrazione europea. Oggi cerca di fare l’ultimo passo da fenomeno di opposizione a potenziale partito di governo. Proprio in questo risiede la vera sfida strategica.
La lunga marcia verso la normalizzazione
Marine Le Pen ha condotto sistematicamente la trasformazione del suo partito da quando ha preso il controllo del Front National nel 2011. La cosiddetta “demonizzazione” mirava a scrollarsi di dosso l’eredità del padre Jean-Marie Le Pen e a inserire il RN nel quadro istituzionale della Repubblica francese. Le provocazioni antisemite sono praticamente scomparse dal discorso pubblico del partito; al contrario, sono emerse questioni quotidiane, del potere d’acquisto e dell’insicurezza sociale.
Questa linea si è rivelata politicamente vincente. Alle elezioni presidenziali del 2022 Marine Le Pen ha ottenuto al secondo turno oltre il 41% dei voti – un record storico per il partito di destra francese. Allo stesso tempo il RN ha compiuto un salto nella Assemblea Nazionale. Da partito di protesta è diventato progressivamente un partito con radicamento territoriale.
Proprio questo radicamento locale ora modifica la meccanica politica. Il RN dispone oggi di sindaci, politici regionali e una rete crescente di rappresentanti comunali. Ciò ridimensiona una precedente vulnerabilità: la difficoltà di ottenere le necessarie 500 firme di supporto per una candidatura presidenziale. Il partito non considera più questa soglia come una minaccia esistenziale.
Competenza di governo invece che critica al sistema
All’interno del RN sembra essere stata compresa la realtà che la conquista politica della Francia potrebbe fallire meno per la mobilitazione del proprio elettorato che per i dubbi degli elettori moderati. Di conseguenza, il lavoro programmatico si concentra sempre più sulla credibilità e sulla serietà amministrativa.
Diversi blocchi tematici sono già stati fissati: potere d’acquisto, sicurezza interna, politica migratoria, sovranità economica e reindustrializzazione. Nuovo però è il tono. Il partito cerca di apparire meno allarmista e più da statista. Soprattutto nelle questioni di politica economica il RN tenta di evitare vaghezze passate.
Questo riguarda in particolare la questione europea. Solo pochi anni fa l’uscita dall’euro faceva parte del nucleo centrale del partito. Questa posizione ha danneggiato Marine Le Pen nel duello televisivo contro Emmanuel Macron nel 2017, perché i suoi concetti di politica economica apparivano improvvisati e tecnicamente poco maturi. La leadership del partito ne ha tratto insegnamento. Oggi il RN parla poco di rottura istituzionale con l’UE, preferendo il termine “sovranità” all’interno delle strutture europee.
Anche in politica sociale il partito cerca un equilibrio. Da una parte vuole mantenere le sue promesse popolari di protezione verso operai, impiegati e comunità rurali. Dall’altra tenta di non alienare gli elettori economicamente liberali e conservatori. Proprio questo equilibrio potrebbe essere decisivo nel 2027.
Marine Le Pen o Jordan Bardella?
Al di sopra di tutto però pesa l’incertezza giudiziaria che riguarda Marine Le Pen. Il procedimento per presunta fittizia occupazione di assistenti parlamentari al Parlamento europeo potrebbe avere conseguenze politiche rilevanti. La decisione d’appello attesa per il 2026 influenza già oggi la pianificazione strategica del partito.
Ufficialmente Marine Le Pen resta la “candidata naturale”. Internamente il RN però prepara parallelamente due scenari. Il primo è la sua quarta candidatura presidenziale – un modello di continuità. Il secondo scenario sarebbe il passaggio a Jordan Bardella, giovane presidente del partito e attualmente il politico più popolare della destra francese.
Questa duplice preparazione svela una tensione strutturale. Marine Le Pen rappresenta ancora la linea sociale e protezionista del RN. Il suo discorso si rivolge soprattutto ai gruppi elettorali economicamente vulnerabili, ai lavoratori nelle regioni in difficoltà e a quelle parti della Francia che si sentono escluse dal modello liberale di globalizzazione.
Jordan Bardella invece incarna una destra modernizzata con accenti più identitari e in parte economicamente liberali. Il suo stile è più mediatico, meno conflittuale e più orientato alle classi medie urbane. Si rivolge agli elettori conservatori che si sono allontanati dai Républicains ma che coltivavano da tempo riserve verso il RN.
In questo risiede un rischio strategico. Pur mantenendo un’apparente unità, nel medio termine potrebbero emergere differenze ideologiche evidenti. Il partito deve evitare che da una strategia tattica doppia nasca una competizione aperta per la successione.
La crisi del centro politico
L’ascesa del RN non si spiega però solo con la sua professionalizzazione. Altrettanto decisiva è la debolezza dei suoi avversari. Emmanuel Macron ha dominato la politica francese dal 2017 ma non ha costruito un’organizzazione politica di successione stabile. Il campo centrista appare sempre più personalizzato ed esaurito.
Contemporaneamente la destra tradizionale rimane divisa. I Républicains lottano da anni per la loro identità politica, oscillando tra capacità di governo liberale-conservatrice e avvicinamento nazional-conservatore al RN. La sinistra invece appare frammentata e priva di una direzione strategica.
In questa configurazione il RN beneficia di una tendenza storica: il progressivo distacco tra élite culturali e parti delle popolazioni meno abbienti e medie. Questioni come il potere d’acquisto, migrazione e sicurezza pubblica hanno in Francia una centralità politica strutturalmente favorevole al partito.
A questo si aggiunge un contesto europeo. In molti paesi i partiti di destra nazionalista sono passati da movimenti anti-sistema a possibili attori di governo – in Italia, Paesi Bassi o in alcune parti della Scandinavia. Il RN osserva attentamente questi sviluppi. L’obiettivo è presentare la propria ambizione di potere come parte di una più ampia normalizzazione europea dei partiti nazionalconservatori.
Rimane però aperta la domanda cruciale: può un partito la cui identità si è basata per decenni sull’opposizione governare realmente senza perdere il proprio nucleo politico? Il RN si avvicina a questo punto più rapidamente del previsto. Ma più la prospettiva del potere diventa realistica, più il dibattito politico passa dall’indignazione alla responsabilità.
Le elezioni presidenziali francesi del 2027 potrebbero dunque essere meno una campagna elettorale classica e più un test di maturità istituzionale. Non saranno più al centro la capacità di protesta del RN, ma la sua abilità a generare fiducia in stabilità, competenza amministrativa e prevedibilità economica.
Il fatto che proprio il futuro giudiziario di Marine Le Pen possa decidere quale volto avrà questa trasformazione conferisce alle elezioni imminenti una dinamica particolare. La Francia potrebbe così essere già testimone dell’inizio anticipato di una successione interna a quella forza politica che si appresta a prendere per la prima volta il controllo della Quinta Repubblica.
Autore: P. Tiko