Roma – 02.07.2026: La Santa Sede ha annunciato il 2 luglio 2026 la scomunica di sei vescovi della Priesterbruderschaft St. Pius X (Fraternité Saint-Pie X, FSSPX). Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha comunicato che la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato del Papa costituisce un atto scismatico e comporta, secondo il diritto canonico, la pena della scomunica. Secondo il Vaticano, sono coinvolti i vescovi Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, intervenuti come principali consacratori, nonché i presbiteri appena consacrati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.
La dichiarazione richiama i ripetuti inviti di Roma a non procedere con le ordinazioni previste e i colloqui che la Santa Sede offre alla Fraternità da mesi. La Bruderschaft, fondata nel 1970 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre a Ecône, in Svizzera, rifiuta decisioni centrali del Concilio Vaticano II e da decenni mantiene un rapporto conflittuale con la Chiesa cattolica romana. Già nel 1988 Roma aveva imposto sanzioni dopo ordinazioni episcopali non autorizzate; alcune misure furono successivamente attenuate, ma la posizione canonica della comunità rimase irrisolta.
Con la decisione attuale il Vaticano intende ribadire: la scomunica colpisce coloro che consapevolmente e volontariamente partecipano all’atto di consacrazione non autorizzato. Allo stesso tempo Roma sottolinea la disponibilità di principio al dialogo sulle questioni dottrinali aperte. La misura riguarda direttamente i vescovi citati; nel comunicato si avverte inoltre che persone che, in determinate situazioni, sostengano formalmente strutture che si sottraggono all’autorità ecclesiastica possono andare incontro a conseguenze di diritto canonico. Non sono stati indicati casi individuali concreti.
La FSSPX aveva compiuto le ordinazioni all’inizio di luglio nonostante le obiezioni romane. Osservatori collocano il gesto in una fase di crescenti tensioni tra ambienti tradizionalisti e la guida della Chiesa. Conseguenze pratiche possono riguardare l’esercizio dei poteri di ordinazione e il riconoscimento di atti d’ufficio che, secondo la dottrina cattolica, possono essere validi ma illegittimi. Per il ministero pastorale ciò comporta in molti luoghi distinzioni legali e pastorali tra le offerte della Fraternità e le strutture diocesane.
Alle prime ore della sera non risultavano reazioni esaustive dalle conferenze episcopali nazionali né dai rappresentanti della Fraternità. A Roma la decisione viene letta come un tentativo di preservare l’unità e l’ordinamento della Chiesa, mantenendo al contempo aperto lo spazio per eventuali ulteriori colloqui. Il Vaticano ha annunciato che seguirà con attenzione gli sviluppi e informerà sui prossimi passi.
Fonti
- Vatican News
- Associated Press
- Franceinfo