Lione – 19.07.2026: Jules Niang non cucina l’idea comoda di un mondo senza confini, nel quale alla fine tutto sa di tutto. Lo chef del ristorante Petit Ogre di Lione punta sui contrasti: miglio accanto al burro francese, manioca in dialogo con le verdure regionali, ricordi dell’Africa occidentale accanto ai prodotti della sua patria d’adozione. Oggi Franceinfo dedica allo chef un ritratto come ambasciatore culinario tra Mauritania e Senegal.
Niang proviene da Wothie, in Mauritania, un villaggio sul fiume Senegal. Sua madre e senegalese, suo padre mauritano; entrambi appartengono al popolo Fulbe. Dopo gli studi in economia e management a Nouakchott e Dakar, un ulteriore percorso formativo lo ha portato in Francia. La gastronomia fu inizialmente piu una fonte di reddito secondaria che un progetto di vita, ma divenne poi quel linguaggio preciso in cui convergono origini, curiosita e spirito imprenditoriale.
Nel 2013 ha aperto il Petit Ogre a Lione. Qui Niang non intende espressamente il suo lavoro come fusion, quella parola della cucina ormai un po’ logora che ama far sparire le differenze in una salsa gradevole. La sua “cucina dei contrasti” vuole invece lasciare visibili ingredienti e tradizioni. Un taboule di fonio, miglio caramellato o purea di frutto del pane non sono per lui accessori esotici, ma protagonisti naturali di una firma personale.
Il fatto che questa firma sia ormai riconosciuta anche oltre Lione e dimostrato dai recenti apprezzamenti della stampa gastronomica francese. Niang unisce il piacere della gestione di un ristorante a una domanda decisamente politica, ma discreta: che cosa significa non limitarsi a trasformare gli alimenti, bensì prendere sul serio la loro origine e il loro valore? I suoi piatti raccontano di rotte commerciali, suoli, storie familiari e delle ricchezze spesso trascurate delle culture alimentari africane.
Questo atteggiamento caratterizza anche il progetto OLEL, le cui aziende agricole Niang ha avviato e segue in Mauritania e Senegal. Le fattorie dovrebbero rafforzare l’approvvigionamento locale e creare prospettive sul posto. Non si tratta di un romantico ritorno alla terra, ma di un tentativo di collegare produzione, conoscenza e autonomia. Per uno chef che lavora ogni giorno con la preziosita degli ingredienti, questa e una naturale estensione della sua professione.
Il nome OLEL rimanda al legame con le origini, ma lo sguardo di Niang resta decisamente rivolto al presente. Il suo lavoro mette in discussione la consueta separazione tra cultura e agricoltura. Cio che appare nel piatto non comincia soltanto nella cucina del ristorante, ma nei campi, nelle questioni legate alle sementi, all’acqua e al lavoro. Proprio in questo la sua gastronomia assume un tono che va oltre la moda della cucina mondiale.
Al Petit Ogre, non lontano dalla stazione Part-Dieu, questo atteggiamento non diventa una lezione. Si manifesta nei sapori, nelle consistenze e nelle conversazioni a tavola. Jules Niang e quindi meno un ambasciatore in senso cerimoniale che un paziente mediatore: tra Lione e il fiume Senegal, tra memoria culinaria e presente, tra il piacere di una serata e la domanda su come dovra nascere il cibo di domani.
Fonti
- Franceinfo
- Petit Ogre
- Télérama
- Les Cuisines Africaines