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Nachrichten.fr · July 5, 2026

La Francia prende di mira l’Ultra Fast Fashion

La Francia inasprisce la lotta contro la moda economica dannosa per l’ambiente. L’Assemblea nazionale e il Senato hanno approvato una legge che si rivolge specificamente alla cosiddetta Ultra Fast Fashion. Il Paese assume così un ruolo di primo piano in Europa e, come primo Stato UE, introduce sanzioni finanziarie contro rivenditori online particolarmente dannosi per l’ambiente come Shein e Temu. Obiettivo della nuova normativa: frenare il consumo di moda usa e getta estremamente a buon mercato e promuovere comportamenti d’acquisto più sostenibili.

Al centro della legge c’è un malus ambientale finanziario per le imprese che rientrano nella categoria Ultra Fast Fashion. Questo sovrapprezzo sarà introdotto gradualmente e potrà arrivare fino al 50 percento del prezzo di vendita di un capo. L’ammontare preciso e il metodo di calcolo saranno definiti dal governo nei prossimi mesi tramite decreto. Secondo il calendario attuale, le disposizioni principali entreranno in vigore già il 1 settembre 2026.

Oltre al malus finanziario, la legge prevede un ampio divieto pubblicitario per l’Ultra Fast Fashion. La pubblicità per i prodotti interessati dovrebbe essere generalmente proibita. Tuttavia permangono incertezze legali. La Commissione europea ha espresso preoccupazioni sulla compatibilità di questa norma con il diritto europeo. Se il divieto pubblicitario manterrà la sua forma attuale sarà deciso dopo ulteriori verifiche.

Inoltre la legge obbliga le piattaforme interessate a una maggiore trasparenza. I consumatori riceveranno in futuro informazioni sul riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei prodotti offerti. Con ciò il governo punta a mettere maggiormente al centro la durata dei capi e a promuovere il principio dell’economia circolare.

Durante le consultazioni parlamentari il disegno di legge originale è però cambiato notevolmente. Inizialmente erano prese di mira tutti i fornitori di Fast Fashion. Dopo intensi dibattiti e una forte pressione del settore, il legislatore ha infine limitato l’ambito di applicazione alla cosiddetta Ultra Fast Fashion.

Si considerano Ultra Fast Fashion le imprese che offrono contemporaneamente un assortimento di prodotti eccezionalmente vasto e vendono i loro capi a prezzi estremamente bassi. I prodotti costano spesso così poco che una riparazione non conviene quasi e si preferisce acquistarne uno nuovo. Proprio questo modello di business il governo francese lo considera particolarmente dannoso per l’ambiente e per le risorse.

Dalla limitazione beneficiano numerose catene di moda note in Europa. Aziende come Zara, H&M o Kiabi, secondo la versione attuale della legge, inizialmente non rientrano nelle nuove sanzioni finanziarie. I critici lamentano quindi che i piani originali siano stati notevolmente attenuati e che la legge ora si rivolga soprattutto a piattaforme extraeuropee come Shein e Temu.

Nonostante queste critiche, la legge segna un punto di svolta nella politica ambientale francese. Per la prima volta uno Stato europeo utilizza incentivi finanziari per rendere miratamente meno attraente il modello di business dell’Ultra Fast Fashion. I sostenitori sperano in meno acquisti d’impulso, in un uso più prolungato dei capi e in un minore consumo di materie prime preziose. Se il malus ambientale cambierà effettivamente i comportamenti d’acquisto e se altri Stati europei seguiranno l’esempio francese lo si vedrà nei prossimi anni.

Un articolo di M. Legrand