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Nachrichten.fr · June 8, 2026

La Francia punta sulla protezione del mare: nasce la più grande zona marina protetta del mondo nel Pacifico

Mentre gli oceani sono sempre più sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici, della pesca eccessiva e dell’inquinamento da plastica, la Francia cerca di ridefinire il suo ruolo di grande potenza marittima. In occasione della terza Conferenza ONU sugli Oceani (UNOC) a Nizza, circa un anno fa, il governo francese ha annunciato una serie di misure ambiziose volte a rafforzare significativamente la protezione degli ecosistemi marini. Al centro vi è la creazione della più grande zona marina protetta al mondo in Polinesia francese, insieme a nuove iniziative per contrastare l’inquinamento da plastica nel Mediterraneo.

Gli annunci non sono stati importanti solo dal punto di vista ambientale, ma hanno anche una dimensione geopolitica: la Francia dispone della seconda più grande zona economica esclusiva del mondo e si considera sempre più come un attore di primo piano nella politica internazionale degli oceani, che mira a conciliare biodiversità e utilizzo economico.

La più grande zona marina protetta del mondo

Il passo più spettacolare riguarda l’estensione della protezione marina in Polinesia francese. In futuro, circa 4,8 milioni di chilometri quadrati di mare saranno tutelati. In questo modo, la zona protetta coprirà quasi l’intera zona economica esclusiva del territorio d’oltremare nel Pacifico.

Particolarmente degni di nota sono i cosiddetti ambiti a protezione rigorosa. Circa 900.000 chilometri quadrati saranno sottoposti a forti limitazioni o divieti totali di interventi umani. L’obiettivo è preservare habitat sensibili dagli effetti dell’attività industriale e garantire rifugi ad alcune specie minacciate.

Le dimensioni evidenziano l’importanza del progetto: l’area a protezione rigorosa corrisponde a più di una volta e mezza la superficie della Francia. Nel mondo esistono pochi siti protetti di questa portata.

Per Parigi questa misura ha anche un significato strategico. I territori d’oltremare francesi assicurano al paese una presenza marittima straordinaria in tutti gli oceani. Proprio nel Pacifico la gestione e il controllo sostenibile delle risorse marine assumono un’importanza crescente a causa delle rivalità geopolitiche in aumento.

Maggiore protezione nelle acque francesi

Oltre alle misure in Polinesia, il governo ha annunciato un’estesa espansione della protezione marina in tutto il territorio marittimo francese. Entro la fine del 2026, il 78% delle superfici marine francesi dovrà essere protetto in qualche forma. La quota delle zone a protezione più rigorosa è destinata a salire dall’attuale 4,8% al 14,8%.

Anche nelle acque europee della Francia la situazione cambierà sensibilmente. Qui la quota delle aree a protezione rigorosa crescerà dallo 0,1% fino al 4%. Tale decisione risponde alle critiche di numerosi scienziati e organizzazioni ambientaliste, che da anni lamentano come molte aree protette esistano solo sulla carta.

In effetti, molte zone protette marine francesi avevano finora consentito attività economiche intensive. Ciò aveva creato l’impressione internazionale che lo status di protezione spesso non fosse accompagnato da restrizioni efficaci.

Le nuove norme intendono rispondere a queste critiche. In particolare, la pesca a strascico sui fondali sarà maggiormente regolamentata dalle autorità. Questo metodo di pesca è ritenuto particolarmente problematico poiché può danneggiare in modo duraturo barriere coralline, comunità di spugne e praterie di fanerogame marine. Tali habitat sono tra gli ecosistemi oceanici più ricchi di biodiversità e svolgono un ruolo importante nel sequestro del carbonio.

La lotta contro l’onda di plastica

Un secondo focus dell’iniziativa francese riguarda la lotta all’inquinamento da plastica. Gli oceani oggi contengono, secondo le stime, milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Particolarmente colpito è il Mediterraneo, che a causa del limitato ricambio d’acqua è considerato uno dei mari più inquinati del mondo.

Nell’ambito della Convenzione di Barcellona, gli stati rivieraschi del Mediterraneo si sono impegnati ad intensificare gli sforzi per ridurre l’entrata di plastica. La Francia intende assumere in questa area un ruolo di coordinamento.

Al centro dell’attenzione è la promozione di modelli di economia circolare. L’iniziativa “Circe.Med”, sostenuta da Parigi, riunisce oltre 200 attori provenienti da scienza, economia e politica. L’obiettivo è ridurre la produzione di rifiuti plastici già alla fonte, sviluppare infrastrutture di riciclaggio e prevenire che i rifiuti raggiungano il mare tramite i fiumi.

Questo approccio si basa su una consapevolezza che negli ultimi anni ha preso sempre più piede: ripulire mari inquinati è tecnicamente complesso e costoso. È molto più sostenibile prevenire l’ingresso di plastica fin dall’inizio.

Un segnale internazionale

Gli annunci francesi sono strettamente legati agli obiettivi globali per la biodiversità delle Nazioni Unite. Il fulcro è l’obiettivo detto “30×30”: entro il 2030 almeno il 30% delle superfici terrestri e marine dovrà essere sottoposto a protezione.

Finora la quota delle aree oceaniche protette è nettamente inferiore. Tuttavia, gli impegni presentati a Nizza da diversi stati potrebbero aumentare in modo significativo questa percentuale a livello globale. La Francia cerca di porsi come apripista e di spingere altri paesi ad adottare misure analoghe.

La strategia segue uno schema già osservato nella politica internazionale sul clima: singoli paesi fissano standard ambiziosi con la speranza di innescare una dinamica che spinga altri governi ad agire.

Resta da vedere se questo approccio avrà successo. Molti paesi in via di sviluppo e emergenti richiamano la carenza di risorse finanziarie e l’importanza economica della pesca per la loro popolazione. Le negoziazioni internazionali su vincoli di protezione obbligatori si rivelano pertanto complesse.

La vera prova arriverà comunque dopo gli annunci politici. Le zone marine protette sono efficaci solo se sono effettivamente sorvegliate e controllate. Nelle regioni remote del Pacifico ciò pone grandi sfide logistiche. Il monitoraggio satellitare, la cooperazione internazionale e risorse finanziarie adeguate saranno fondamentali per impedire la pesca illegale e altre violazioni.

Tuttavia, la Conferenza ONU sugli Oceani di Nizza segna una svolta importante. La Francia lancia il segnale che la protezione degli oceani non deve più essere un tema marginale della politica ambientale, bensì una priorità centrale della governance internazionale. Visto il crescente carico sugli ecosistemi marini, il futuro della protezione ambientale globale potrebbe decidersi non solo sulla terraferma, ma soprattutto negli oceani del pianeta.

Andreas M. Brucker