Quando in Europa si discute di strategie efficaci per contrastare la violenza domestica, da anni l’attenzione si concentra sulla Spagna. Il paese è oggi considerato un modello di riferimento di una politica che non considera la protezione delle donne soltanto un compito della giustizia penale, ma come un impegno dell’intero Stato. Il numero di donne uccise dal partner o dall’ex partner è diminuito nettamente dall’inizio degli anni 2000 – nonostante oscillazioni annuali. Tuttavia, questo successo non si basa su una singola riforma spettacolare, ma su un sistema costruito con coerenza in oltre due decenni, che integra prevenzione, giustizia, polizia, politiche sociali e istruzione.
Lo sviluppo della Spagna evidenzia al contempo una constatazione fondamentale: la violenza domestica non è un problema esclusivamente penale. Essa nasce in complessi contesti sociali e richiede quindi risposte statali differenziate.
Il punto di svolta dopo uno scossone sociale
All’inizio degli anni 2000 diversi omicidi particolarmente brutali di donne scossero l’opinione pubblica spagnola. L’intensa copertura mediatica provocò un ampio dibattito sociale sul trattamento della violenza contro le donne. La pressione politica aumentò rapidamente.
La risposta arrivò nel 2004 con una legge che tuttora è considerata una pietra miliare della politica interna e sociale spagnola. Diversamente da molti stati europei, la Spagna non si limitò ad inasprire le sanzioni penali. Piuttosto, venne creato un quadro giuridico complessivo che ha collegato prevenzione, protezione delle vittime, sostegno sociale, procedimenti giudiziari, misure educative e formazione delle istituzioni statali.
In tal modo la violenza domestica non fu più trattata come un dramma familiare privato, ma come un problema di sicurezza sociale con conseguenze politiche di vasta portata.
Tribunali specializzati invece di procedimenti frammentati
Una delle innovazioni più importanti fu l’istituzione di tribunali specializzati per la violenza contro le donne. Questi non si occupano soltanto di questioni penali, ma decidono anche su questioni fondamentali di diritto di famiglia come la custodia o le modalità di visita.
Questo approccio istituzionale persegue due obiettivi. Da un lato le vittime non devono essere costrette a seguire simultaneamente più procedimenti giudiziari. Dall’altro, giudici e giudichesse specializzati consentono decisioni più rapide e una maggiore competenza specifica.
Anche i pubblici ministeri, i cancellieri e altri dipendenti della giustizia ricevono una formazione specifica sulle dinamiche della violenza domestica, sui modelli di escalation e sulle situazioni di carico psicologico delle persone coinvolte. La specializzazione mira a evitare che segnali di allarme vengano trascurati o i rischi sottovalutati.
Valutazione del rischio invece di mera reazione
Particolarmente innovativo è il sistema VioGén, introdotto nel 2007. Esso costituisce il fulcro della strategia spagnola di protezione.
Quando una donna presenta denuncia viene effettuata un’analisi standardizzata del rischio basata su un ampio questionario. Si tengono in considerazione, tra l’altro, precedenti atti di violenza, minacce di morte, possesso di armi da parte dell’autore, separazioni recenti, anomalie psicologiche e la situazione dei figli comuni.
Sulla base di queste informazioni viene assegnato un livello di pericolo in più categorie di rischio – da basso a estremo.
Non si tratta di una decisione giudiziaria automatica, ma di uno strumento a supporto delle valutazioni di polizia e magistratura. Il vantaggio decisivo risiede nella standardizzazione: la valutazione dipende meno dalle esperienze individuali di singoli agenti e segue criteri uniformi su tutto il territorio nazionale.
Le misure di protezione si basano sul rischio effettivo
La classificazione del rischio non resta teorica. Essa determina direttamente l’entità e l’intensità delle misure di protezione statali.
A seconda della situazione di pericolo possono essere disposti controlli di polizia regolari, maggiore sorveglianza dell’abitazione, frequenti contatti telefonici o accompagnamenti personali. Nei casi particolarmente critici viene attuata una sorveglianza quasi permanente.
Notevole è altresì la dinamicità del sistema. La valutazione del pericolo viene verificata regolarmente e può essere adeguata in qualsiasi momento se emergono nuove informazioni o si verificano ulteriori incidenti. La protezione si sviluppa quindi in parallelo alla reale situazione di minaccia.
Lo scambio di informazioni come fattore decisivo di successo
Una differenza essenziale rispetto a molti altri stati europei risiede nella collaborazione istituzionale.
Polizia, magistratura, procura, servizi sociali e in parte anche le strutture sanitarie attingono a informazioni condivise. Quando un tribunale emette un provvedimento di protezione, esso è immediatamente disponibile per le forze di polizia. Le informazioni provenienti dai servizi sociali o dalle indagini possono a loro volta essere rapidamente integrate nelle decisioni giudiziarie.
Soprattutto nella violenza domestica i rischi mortali spesso nascono laddove le informazioni si perdono tra le autorità. Per questo la Spagna ha compiuto sforzi considerevoli per evitare il più possibile tali interruzioni procedurali.
La sorveglianza elettronica come deterrente efficace
Dal 2009 la Spagna utilizza inoltre in modo intensificato la sorveglianza elettronica della permanenza.
Gli autori di violenze possono essere obbligati a indossare un braccialetto GPS, mentre la donna interessata riceve un dispositivo di ricezione mobile. Se l’aggressore si avvicina a una zona di divieto stabilita dal tribunale, viene automaticamente attivato l’allarme – sia presso la persona interessata sia nella centrale di monitoraggio e presso la polizia.
Questo sistema non serve solo alla successiva azione penale. Il suo scopo principale è prevenire sul nascere avvicinamenti pericolosi. La possibilità di una reazione immediata aumenta notevolmente la protezione e al contempo rafforza l’effettività dei divieti di contatto disposti dal tribunale.
Protezione significa anche indipendenza economica
La Spagna non considera la violenza domestica esclusivamente una questione di sicurezza. Molte donne restano in relazioni caratterizzate dalla violenza per dipendenza economica o per preoccupazione per i figli.
Perciò il sistema di protezione comprende anche sussidi abitativi, prestazioni di sostegno finanziario, aiuto nella ricerca di lavoro e assistenza psicologica gratuita. L’obiettivo è permettere alle persone colpite un reale nuovo inizio e ridurre le costrizioni economiche come ostacolo alla separazione.
Questa dimensione di politica sociale distingue il modello spagnolo dagli approcci che pongono l’accento quasi esclusivamente sulle sanzioni penali.
La prevenzione inizia a scuola
A lungo termine la Spagna punta al cambiamento sociale.
Già nei programmi scolastici vengono trattati uguaglianza, rispetto reciproco e relazioni di coppia non violente. A ciò si aggiungono campagne informative nazionali regolari in televisione, radio e sui social media.
Il messaggio è che la violenza contro le donne non va contrastata solo quando è già esplosa. Si tratta invece di rafforzare già la consapevolezza sociale riguardo a modelli comportamentali problematici.
Aiuto a bassa soglia 24 ore su 24
Un altro elemento è il numero di emergenza nazionale 016. Esso offre alle persone colpite consulenza e supporto gratuiti, senza che la chiamata compaia nelle bollette telefoniche – un dettaglio che può avere grande importanza per le donne in relazioni di controllo.
Nel frattempo l’offerta è stata ampliata con canali di comunicazione digitali, tra cui servizi di messaggistica e consulenze video accessibili per persone con disabilità uditive.
In questo modo la Spagna cerca di rendere i servizi di aiuto il più discreti e facilmente accessibili possibile.
Nessuna formula miracolosa – ma un convincente concetto complessivo
Secondo le statistiche ufficiali il numero dei femminicidi in Spagna è diminuito sensibilmente rispetto ai primi anni 2000. Gli studiosi attribuiscono questo calo a più fattori interconnessi: una valutazione del rischio più precisa, interventi di polizia più rapidi, una sorveglianza più stretta degli autori particolarmente pericolosi, un miglior sostegno sociale e una maggiore sensibilità della società.
Al contempo gli esperti mettono in guardia contro confronti internazionali affrettati. Definizioni giuridiche, metodi statistici di registrazione e condizioni sociali variano notevolmente da paese a paese. Un confronto diretto dei numeri dei casi è quindi possibile solo in misura limitata.
Tuttavia il modello spagnolo ha attirato attenzione in tutta Europa. Numerosi elementi – valutazioni del rischio standardizzate, divieti di contatto elettronici o la rete istituzionale – sono stati in seguito adottati anche in altri paesi o servono da modello per riforme.
Tuttavia il vero punto di forza della Spagna non risiede negli strumenti isolati. Cruciale è la stretta integrazione di tutti gli attori statali. Polizia, tribunali, servizi sociali, sistema sanitario e istituzioni educative non operano affiancati con competenze separate, ma lavorano verso un obiettivo comune: la protezione efficace delle potenziali vittime.
Proprio in questo risiede la lezione politica di questo modello. La violenza domestica non può essere contenuta né solo con pene più severe né con singole innovazioni tecniche. Il successo nasce dove le istituzioni statali collaborano in modo coerente per anni, riconoscono i rischi precocemente e sostengono le persone coinvolte in modo completo. L’esperienza spagnola mostra che una protezione sostenibile delle vittime dipende meno da misure isolate spettacolari che dalla perseveranza di un sistema integrato.
Autore: P. Tiko