Surf? La maggior parte delle persone pensa istintivamente a Biarritz, Hossegor o alle infinite spiagge sabbiose delle Landes. Ma chi guarda un po’ più a nord scopre una regione che, silenziosamente ma in modo impressionante, si è fatta strada ai vertici della cultura surfistica francese: la Bretagna. Tra scogliere selvagge, la mistica atmosfera dell’Atlantico e una cultura marinara profondamente radicata, qui si è affermato un paradiso per i surfisti – e non solo d’estate.
13 gradi, neoprene e adrenalina
Novembre a Plouharnel, nel Morbihan meridionale. Il termometro supera a malapena i dieci gradi, l’acqua è gelida. Eppure: le onde sono affollate. Uomini, donne, bambini – ben avvolti nel neoprene – aspettano l’onda perfetta. Elliot, 13 anni e allievo della scuola di surf di Plouharnel, lo riassume perfettamente: «Non è né troppo grande né troppo piccola – semplicemente funziona.» Ed è proprio questo a rendere l’inverno qui così speciale. Meno turisti, più spazio, onde più affidabili. Non sorprende che alcuni surfisti appassionati preferiscano la stagione fredda.
Un tratto di costa che detta nuovi standard
Con oltre 5.570 chilometri di costa, la Bretagna è la più grande regione marittima della Francia. Quello che inizialmente sembra un dato numerico diventa subito concreto dando un’occhiata alla mappa: baie rocciose, ampie spiagge, scogli nascosti – e vento che può soffiare da quasi tutte le direzioni. Questa varietà rende la regione un vero parco giochi per i surfisti. Al più tardi dalla pandemia di coronavirus, quando molti abitanti delle città hanno spostato le loro attività ricreative verso il mare, il surf in Bretagna è in pieno boom. «Prima in bassa stagione diventava tranquillo. Oggi vediamo lineup affollati anche in autunno e primavera, non appena esce il sole», racconta Guillaume Barbier, direttore della scuola di surf di Plouharnel.
L’onda come bene culturale
Quello che altrove è uno sport, in Bretagna è da tempo molto di più: uno stile di vita, un patrimonio culturale. Lo dimostrano non solo i numerosi surf club e festival, ma anche un progetto ecologico unico: la prima «riserva delle onde» della Francia a Saint-Pierre-Quiberon. È stata fondata per proteggere la dinamica naturale delle onde dagli interventi edilizi. Erwan Simon, cofondatore della riserva, descrive così l’approccio: «L’onda non è solo un giocattolo per i surfisti. È un motore ecologico: smuove la sabbia, porta i molluschi in superficie, nutre pesci e foche, garantendo un ecosistema vitale». Un’idea che va ben oltre la classica tutela della natura e che rappresenta simbolicamente la visione bretone del mare.
Tra solitudine e comunità
Forse è proprio questo legame unico tra uomo e natura a rendere il surf in Bretagna così speciale. Chi entra in acqua qui lo capisce subito: non si tratta di un’immagine cool o di foto adatte a Instagram. Ma di vera dedizione, del gioco con gli elementi. E di comunità. Perché, anche se in inverno spesso ci sono solo tre persone in acqua, la scena è strettamente connessa, calorosa e aperta. I principianti sono benvenuti, i residenti di lunga data condividono volentieri i loro consigli.
Il surf come opportunità – per tutti
Circa 80.000 persone cavalcano ormai regolarmente le onde bretoni, tutto l’anno. Molti sono abitanti del posto, altri si sono trasferiti qui, alcuni sono ex cittadini che si sono trasferiti in Bretagna per vivere più vicino all’Atlantico. E da tempo il surf qui non è più solo un hobby, ma anche un fattore economico: scuole di surf, alloggi, caffè, negozi di surf – tutti beneficiano dell’interesse costantemente crescente per questo particolare tratto di costa.
Rimane solo una domanda: per quanto tempo la Bretagna resterà ancora un consiglio da intenditori – e quando diventerà la prima destinazione per i surfisti in Francia?
Di C. Hatty