Con la sentenza si conclude uno dei procedimenti penali più angoscianti degli ultimi decenni in Francia. La corte della Loire-Atlantique ha condannato il pluriomicida tedesco Martin Ney il 4 giugno 2026 per sequestro e omicidio del decenne Jonathan Coulom a ergastolo.
Il caso ha tenuto occupata l’opinione pubblica francese dalla primavera del 2004. Jonathan partecipava allora a una gita scolastica nella località costiera di Saint-Brévin-les-Pins, quando nella notte tra il 6 e il 7 aprile è scomparso nel nulla. Per settimane investigatori, volontari e familiari hanno cercato il ragazzo. Sei settimane dopo arrivò la triste certezza: il suo corpo fu trovato in uno stagno vicino a Guérande. Il corpo era stato appesantito con un blocco di cemento.
Le indagini nel corso degli anni si sono trasformate in un vero e proprio labirinto. Numerose piste hanno portato a strade senza sbocco; sospetti sono entrati e usciti dal radar della giustizia. Solo gradualmente sono emersi gli indizi contro il tedesco Martin Ney.
L’uomo, oggi 54enne, è uno dei più noti assassini di bambini in Germania. Soprannominato «l’uomo in nero» e «l’uomo mascherato», aveva già fatto scalpore molto prima del processo francese. I tribunali tedeschi lo condannarono nel 2012 per l’omicidio di tre ragazzi tra il 1992 e il 2001 e per numerosi abusi sessuali su minorenni. Ney sta scontando una pena detentiva a vita in Germania.
Nel processo a Nantes l’imputato ha negato ogni responsabilità per la morte di Jonathan Coulom. Non è arrivata alcuna confessione. L’accusa si è dunque basata su una molteplicità di indizi. Gli investigatori hanno evidenziato somiglianze significative con precedenti crimini commessi da Ney, ricostruito i suoi movimenti dell’epoca e presentato testimonianze di testimoni. Ha destato particolare attenzione la deposizione di un ex compagno di cella che ha raccontato di dichiarazioni compromettenti fatte da Ney.
Per la procura il quadro che ne è emerso è chiaro. L’accusa ha parlato di una «firma criminale» che punta inequivocabilmente al pluriomicida tedesco. Di conseguenza, la procuratrice generale ha richiesto la pena massima.
Con la condanna il tribunale ha seguito questa argomentazione.
Per la famiglia di Jonathan la sentenza rappresenta soprattutto una chiusura tardiva dopo oltre 22 anni di incertezza, dolore e speranza di risposte. Dopo la lettura della sentenza il patrigno del ragazzo ha parlato di un momento di giustizia. Jonathan potrà finalmente riposare in pace.
La tragedia, però, non sparirà del tutto. Il caso Jonathan Coulom rimane un monito su quanto a lungo possa durare la ricerca della verità e su quanto siano tenaci gli investigatori che lavorano oltre i confini per garantire giustizia anche decenni dopo.
Di C. Hatty