Parigi – 12.07.2026: È una paura che difficilmente si riesce a esprimere e che proprio per questo pesa così tanto. Persone che hanno subito violenza sessualizzata durante l’infanzia raccontano, in un recente reportage di Franceinfo, il timore di violare un giorno esse stesse i confini altrui. Al centro non vi è un atto concreto, bensì l’angoscioso sospetto rivolto contro se stessi e la domanda se ciò che si è vissuto debba determinare il resto della vita.
Le persone coinvolte riferiscono vergogna, dubbi su se stesse e un’autostima compromessa. Alcune evitano la vicinanza, altre mettono radicalmente in discussione la propria futura genitorialità o le proprie relazioni. Specialisti di psichiatria e psicologia descrivono questa paura di una ripetizione come particolarmente gravosa. Può distorcere la percezione delle proprie azioni e impedire alle persone di costruire fiducia in se stesse e negli altri.
Il reportage rimanda alle conclusioni della commissione indipendente CIIVISE, che dal 2020 raccoglie testimonianze di persone che hanno subito, da bambine e bambini, incesto o altra violenza sessualizzata. La commissione ha ripetutamente chiarito che le conseguenze non scompaiono con la fine della violenza immediata. Si estendono alla salute, alle relazioni, alla formazione e al lavoro, e richiedono un sostegno affidabile e duraturo.
Secondo la CIIVISE, ogni anno in Francia circa 160.000 bambini sono vittime di violenza sessuale. Il dato descrive un problema sociale di grande portata, dietro il quale vi sono ogni volta singole storie di vita. La commissione sottolinea che la protezione non può consistere soltanto nel perseguimento penale: sono decisivi anche un ascolto serio, punti di riferimento sicuri e l’accesso a un aiuto psicoterapeutico specializzato.
L’articolo attuale non riguarda un singolo processo penale e non cita persone accusate. Il suo punto di partenza è l’esperienza di persone adulte coinvolte, che rendono pubblica la propria sofferenza interiore. Proprio questa prospettiva sposta lo sguardo: in primo piano non vi è la presunta pericolosità delle vittime, bensì le conseguenze della violenza, del silenzio e della mancanza di sostegno.
Nelle sue raccomandazioni, la CIIVISE chiede una prevenzione più incisiva, una migliore formazione dei professionisti e un sistema di assistenza coordinato per i bambini e per gli adulti sopravvissuti alla violenza durante l’infanzia. Ciò include anche prendere sul serio i segnali di allarme e accogliere le dichiarazioni dei bambini senza diffidenza. La commissione ritiene che questo sia un compito della scuola, della medicina, della giustizia, dei servizi per l’infanzia e la gioventù e dell’ambiente sociale.
Chi teme di poter arrecare danno a un bambino, o è a conoscenza di una situazione di pericolo, in Francia può contattare in caso di emergenza acuta la polizia o la gendarmeria al numero 17. Per i bambini in pericolo e gli adulti preoccupati per un bambino è inoltre previsto il numero gratuito 119. Dietro la paura ora descritta pubblicamente vi è dunque anche un messaggio chiaro: cercare aiuto è un passo verso la protezione, per se stessi e per gli altri.
Fonti
- Franceinfo
- CIIVISE
- Ministero del Lavoro e della Solidarietà