Ci sono immagini che si fissano indelebilmente nella memoria di una nazione. In Francia la sera del 14 luglio fa indubbiamente parte di queste. Mentre altrove le feste nazionali si celebrano con discorsi interminabili, bande musicali e cerimonie militari rigide, la Francia ha lasciato parlare il cielo. Colori, tuoni, luci e stupore – per qualche minuto la Repubblica parve sospesa sopra i tetti.
Ora il cielo resta buio.
Non per parsimonia. Non per ascetismo ideologico. Nemmeno per fanatismo della sicurezza.
Ma perché la natura ha ormai preso le redini della regia.
Bisogna assaporare lentamente questa frase. La più grande festa popolare del paese rinuncia al suo finale emotivo perché una singola scintilla potrebbe bastare a incendiare intere regioni. Vent’anni fa probabilmente si sarebbe deriso lo sceneggiatore di una serie distopica di Netflix per qualcosa del genere.
Oggi lo si chiama bollettino meteo.
Naturalmente ora sarebbe facile prendersela con i comuni. Con sindaci, prefetti e funzionari amministrativi, la cui occupazione preferita sarebbe a quanto pare vietare tutto ciò che procura gioia alle persone. Sarebbe semplice.
E sbagliato.
La vera amarezza risiede altrove.
La Francia perde progressivamente quelle certezze che per decenni l’hanno definita. L’estate un tempo era una stagione piena di leggerezza. Oggi somiglia sempre più spesso a un’attività di gestione delle crisi con app meteo, restrizioni sull’acqua e mappe dei rischi incendi. I colori della festa nazionale cedono il posto ai colori dei livelli di pericolo.
Giallo.
Arancione.
Rosso.
Si potrebbe quasi ridere. Dopotutto la festa resta. Ci sono concerti, musica, balli e feste popolari. Solo senza fuochi d’artificio. Forse in futuro uno spettacolo di droni sostituirà i razzi. Mille punti luce perfettamente programmati disegnano figure geometriche nel cielo, silenziosi, a basse emissioni e ovviamente bilanciati in termini di CO₂.
Impressionante.
Come un avviso fiscale perfettamente organizzato.
Il problema delle soluzioni sostitutive moderne è che possono imitare quasi tutto – tranne le emozioni.
Un fuoco d’artificio vive proprio della sua imprevedibilità. Del boato ovattato che arriva qualche secondo dopo nel petto. Dell’odore della polvere da sparo. Del ‘Oh!’ collettivo di migliaia di persone, che per un breve momento dimenticano ciò che li irrita ogni giorno.
Un drone suscita ammirazione.
Un fuoco d’artificio crea ricordi.
Ma i ricordi sembrano avere difficoltà ad affermarsi in tempi di crisi permanente. Prima venne meno la certezza di inverni nevosi. Poi le ondate di calore divennero normalità. I fiumi si restringono, i boschi bruciano, i campi si inaridiscono. Ora il cambiamento raggiunge proprio quel rituale che ha accompagnato l’estate di molti francesi per generazioni.
Si potrebbe chiedere cinicamente quale aspetto del nostro modo di vivere sparirà per prossimo.
Il picnic, perché i prati sono troppo secchi?
Il vino, perché le viti bruciano?
I campi di lavanda della Provenza come nota storica?
Per quanto queste domande possano sembrare esagerate – pochi anni fa nessuno avrebbe creduto che i comuni francesi avrebbero celebrato la festa nazionale senza fuochi d’artificio.
Lo scandalo vero però non è che i razzi restino nei magazzini.
Lo scandalo è che molti si sono ormai abituati a dire addio.
Di paesaggi.
Di stagioni.
Di tradizioni.
Di certezze.
L’essere umano possiede una straordinaria capacità di adattamento. Si abitua a quasi tutto. Perfino al fatto che un caldo eccezionale diventi la normalità. Che l’acqua scarseggi. Che i boschi brucino. Che il più grande spettacolo pirotecnico dell’anno venga annullato.
Forse è proprio questa la svolta più pericolosa.
Non la cancellazione dei fuochi d’artificio.
Ma l’assuefazione silenziosa a tutto ciò.
Perché una società raramente perde tutto in una volta. In genere i suoi rituali scompaiono silenziosamente, quasi inosservati – uno dopo l’altro. Finché un giorno qualcuno chiede com’era in realtà prima.
Allora gli anziani francesi racconteranno di una sera di luglio in cui il cielo sulla Repubblica esplose in mille colori e a nessuno venne in mente che perfino quello spettacolo potesse un giorno diventare troppo pericoloso.
Sembra allora la storia di un altro tempo.
Forse lo è da molto tempo.