La Francia sta vivendo nel 2026 una stagione degli incendi boschivi che già ora supera tutte le dimensioni precedenti. Dall’inizio dell’anno, gli incendi hanno distrutto quasi 98.000 ettari di foreste, boscaglia e altre superfici vegetate. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato di un record storico – e il vero picco della stagione degli incendi deve ancora arrivare. Il bilancio mostra quanto drammaticamente si sia evoluta la situazione e quali sfide attendano il Paese nelle prossime settimane.
La superficie bruciata corrisponde a circa 980 chilometri quadrati. A titolo di confronto: supera l’estensione del territorio urbano di Berlino. Già alla fine di luglio è stato così superato il precedente record negativo dell’estremo anno di incendi boschivi del 2022. Per vigili del fuoco, autorità e popolazione si tratta di un segnale allarmante.
La situazione resta particolarmente tesa nel sud-ovest della Francia. Attorno al Bassin d’Arcachon e nelle vaste pinete dei dipartimenti della Gironda e delle Landes, migliaia di operatori stanno combattendo contemporaneamente diversi grandi incendi. Siccità persistente, temperature eccezionalmente elevate e venti forti alimentano ripetutamente le fiamme e rendono notevolmente più difficili le operazioni di spegnimento. In alcuni casi gli incendi si propagano a una velocità che porta persino gli operatori più esperti ai loro limiti.
Le conseguenze per la popolazione sono considerevoli. Decine di migliaia di persone hanno dovuto lasciare le proprie case, abitazioni di vacanza e campeggi. La situazione è apparsa particolarmente impressionante sulla penisola di Cap Ferret. Lì, a tratti, le evacuazioni stradali non sono state più sufficienti. Numerose persone sono state portate in salvo in barca attraverso il Bassin d’Arcachon – scene che ricordano più le catastrofi naturali d’oltremare che un’estate europea.
La Francia ha ormai mobilitato quasi tutte le forze disponibili. Vigili del fuoco, protezione civile e forze armate lavorano fianco a fianco per proteggere le persone, effettuare evacuazioni e mettere in sicurezza le località minacciate. Anche la solidarietà europea svolge un ruolo importante. Attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea, la Francia riceve ulteriore sostegno, tra cui aerei antincendio ed elicotteri provenienti da altri Stati membri.
La flotta aerea nazionale è in azione quasi senza interruzioni. Aerei antincendio Canadair, velivoli Dash ed elicotteri scaricano incessantemente acqua e agenti estinguenti sui fronti del fuoco. Tuttavia, appare sempre più evidente che persino un sistema di intervento ben sviluppato raggiunge i propri limiti quando si verificano contemporaneamente diversi grandi incendi. Le riserve disponibili bastano a malapena per combattere con uguale efficacia tutti i focolai.
Nel frattempo, la definizione di “incendio boschivo” risulta spesso insufficiente. Le fiamme non distruggono più esclusivamente le foreste. Prendono fuoco anche brughiere, terreni agricoli, vigneti e zone umide. A ciò si aggiungono abitazioni, attività commerciali e strutture turistiche distrutte. Anche strade, linee elettriche e altre parti dell’infrastruttura subiscono gravi danni. Interi paesaggi cambiano volto nel giro di poche ore.
Le conseguenze non si limitano inoltre alle aree direttamente colpite dagli incendi. Dense nuvole di fumo e particolato fine vengono trasportate dal vento su vaste zone della Francia e raggiungono in parte regioni situate a centinaia di chilometri dagli incendi veri e propri. In particolare anziani, bambini, donne incinte e persone con patologie cardiache o respiratorie soffrono per il peggioramento della qualità dell’aria. Per molti, il fumo degli incendi rappresenta un ulteriore rischio per la salute.
Le principali cause sono considerate l’eccezionale periodo di siccità prolungata e diverse intense ondate di calore. In molti luoghi, suoli e vegetazione sono così fortemente disseccati che anche le più piccole fonti di innesco sono sufficienti a provocare un incendio. Spesso hanno un ruolo gli errori umani, come sigarette gettate con noncuranza, scintille prodotte da macchinari o fuochi da barbecue non completamente spenti. In alcuni casi, le autorità sospettano anche incendi dolosi. Decisiva per la portata dei danni resta però l’interazione tra siccità estrema, calore e vento, che può trasformare piccoli incendi in fronti di fuoco incontrollabili nel giro di pochissimo tempo.
L’attuale record rappresenta quindi soltanto un bilancio provvisorio. La Francia ha ancora davanti a sé diverse settimane tradizionalmente caratterizzate da temperature elevate e vegetazione secca. Nemmeno i temporali portano necessariamente sollievo. Se cadono solo poche gocce di pioggia mentre al tempo stesso si verificano fulmini, il pericolo di nuovi incendi aumenta ulteriormente.
Appare sempre più chiaro che i grandi incendi in Francia non sono più un fenomeno eccezionale di singoli anni estremi. La stagione degli incendi inizia prima, dura più a lungo e colpisce regioni che in passato erano appena interessate. Ciò che un tempo caratterizzava soprattutto l’area mediterranea minaccia ormai anche il sud-ovest, l’interno del Paese e, in misura crescente, le regioni più settentrionali. La cifra di quasi 98.000 ettari bruciati rappresenta quindi non solo un record storico, ma anche un profondo cambiamento della realtà climatica ed ecologica del Paese.
Di C. Hatty