La questione se Samuel Paty debba essere inserito nel Pantheon riguarda molto più della celebrazione di una singola persona. Tocca infatti un dibattito fondamentale su come la Francia racconta la sua storia recente, chi la Repubblica considera i suoi eroi e come reagisce al terrorismo islamista che ha colpito il cuore della scuola pubblica.
Per i sostenitori della pantheonizzazione non vi è dubbio che Samuel Paty sia ormai diventato una figura simbolica. L’insegnante di storia fu assassinato il 16 ottobre 2020, dopo aver parlato in classe della libertà di espressione e delle caricature di Maometto. La sua morte ha scosso profondamente il paese e ha segnato la coscienza nazionale in modo simile agli attentati contro Charlie Hebdo.
È particolarmente attiva in questa causa sua sorella Mickaëlle Paty. Secondo il suo punto di vista, l’inserimento nel Pantheon non solo preserverebbe la memoria di suo fratello, ma allo stesso tempo metterebbe in risalto i pilastri fondamentali della Repubblica: libertà di espressione, laicità ed educazione. Questa posizione è sostenuta da diversi politici di rilievo, incluso l’ex Primo Ministro Édouard Philippe.
In questa interpretazione, Samuel Paty incarna un servitore dello Stato che ha perso la vita perché ha svolto il suo compito. Trasmetteva il pensiero critico e i valori repubblicani – proprio quei principi combattuti dagli estremisti. I suoi sostenitori argomentano quindi che il Pantheon è stato creato proprio per personalità il cui destino personale acquisisce un significato nazionale più ampio.
Ma è proprio a questo punto che emerge una contraddizione.
Molti insegnanti percepiscono l’idea della pantheonizzazione come sgradevole. In una dichiarazione molto seguita diversi docenti di storia e geografia hanno espresso disagio verso l’eroizzazione crescente del loro collega assassinato. Samuel Paty non è morto perché voleva essere un martire. È stato ucciso semplicemente perché stava svolgendo il suo lavoro.
Questa differenza pesa molto. Numerosi educatori temono che l’innalzamento simbolico del loro collega crei a lungo termine l’impressione che gli insegnanti debbano essere pronti a rischiare la vita per i valori repubblicani. Molti rifiutano fermamente questa idea. Si considerano non come figure eroiche, ma come professionisti che quotidianamente affrontano carenze di organico, pesantezze burocratiche e tensioni sociali.
Qui si colloca un’altra critica. Un atto solenne al Pantheon potrebbe facilmente dare l’impressione che lo Stato onori un insegnante defunto con grande pathos, mentre i problemi strutturali del sistema educativo rimangono irrisolti. Alcuni critici vedono in questo il rischio di un gesto simbolico sostitutivo.
Il dibattito non segue neppure nette linee politiche. Le forze conservatrici e centriste vedono spesso nella pantheonizzazione un forte segnale contro l’islamismo e gli attacchi alla laicità. Altri invece sottolineano che la maggior parte delle personalità nel Pantheon è famosa per meriti scientifici, letterari o politici. Samuel Paty invece verrebbe onorato soprattutto come simbolo.
Alla fine si tratta di una domanda fondamentale: cosa dovrebbe celebrare la Repubblica? Una persona, una storia di vittima o i valori che essa rappresenta involontariamente?
Proprio per questo motivo la discussione rimane così emotiva. Non riguarda solo Samuel Paty. Riguarda l’autocomprensione della Francia, la sua cultura della memoria e il ruolo che scuola, libertà e laicità occupano nell’ideale repubblicano.
Autore: Andreas M. Brucker