“Lo chiamo una serra tropicale.” Con questa frase un responsabile ha descritto la situazione in una scuola elementare a Soustons, nel sud-ovest della Francia. Ciò che inizialmente sembrava un’esagerazione si è rivelato terribilmente accurato. Nella scuola Isle-Verte nei Landes, sotto un ampio tetto di vetro, sono state misurate temperature superiori ai 50 gradi. La conseguenza: la struttura ha chiuso le porte giovedì e venerdì.
Diversi bambini si sono lamentati di stanchezza, alcuni si sono sentiti male, altri hanno dovuto vomitare. Fare lezione in tali condizioni? Difficile da immaginare. La scuola risale agli anni ’80, dispone ancora in parte di vetri semplici ed è frequentata da circa 350 alunni. Proprio quegli elementi architettonici che una volta rappresentavano luce e apertura si sono trasformati ora in una vera trappola di calore.
L’incidente a Soustons è però molto più di una notizia locale dal sud-ovest della Francia. È emblematico di un fenomeno che interessa l’intero paese. La Francia sta vivendo un’ondata di caldo eccezionalmente precoce e intensa. I meteorologi parlano di un evento climatico storico per il mese di maggio. Già alla fine di maggio sono state registrate temperature che ricordano più l’alta estate che la primavera. A Angoulême-La Couronne il termometro ha raggiunto i 37,8 gradi, un nuovo record per questo mese.
Questo pone al centro un interrogativo che a lungo è stato discusso solo in teoria: gli edifici pubblici della Francia sono preparati per il clima del futuro?
Molte scuole sono state costruite in un’epoca in cui le ondate di calore estremo erano rare. Grandi superfici vetrate erano considerate moderne, complessi sistemi di ombreggiatura sembravano spesso superflui. Oggi si vede il rovescio della medaglia di questo stile costruttivo. Non appena il sole colpisce senza ostacoli le superfici di vetro per diversi giorni, le aule e i cortili interni si trasformano in accumulatori di calore.
A breve termine, i comuni adottano soluzioni pragmatiche. Le finestre restano aperte la notte, i ventilatori funzionano a pieno regime, gli spruzzatori d’acqua offrono un po’ di refrigerio. Ma questi interventi spesso sono solo un cerotto su una ferita che si allarga sempre di più.
La vera sfida sta nell’adattamento edilizio. Maggiore ombra grazie ad alberi e vele parasole, un migliore isolamento, ventilazione naturale, cortili scolastici verdi e meno superfici impermeabilizzate sono considerati elementi chiave. Tutto ciò costa denaro, e non poco. Soprattutto i piccoli comuni si trovano davanti alla difficile sfida di adattare le loro infrastrutture alle mutate condizioni climatiche, pur avendo altri investimenti da affrontare.
La scuola di Soustons appare quindi come un segnale d’allarme. I bambini sono tra i gruppi particolarmente sensibili al caldo intenso. Quando le aule raggiungono temperature che ricordano una serra più che un luogo di apprendimento, non si tratta più di comfort, ma di salute e sicurezza.
Quanto accade oggi nei Landes potrebbe domani diventare normale in molti luoghi. Le scuole francesi si trasformano così in un sistema di allerta precoce per l’adattamento climatico. La domanda non è più se gli edifici pubblici debbano rispondere a ondate di caldo più frequenti, ma quanto velocemente riusciranno a farlo.
Andreas M. B.