Con pene detentive esemplari, il tribunale penale di Dunkerque ha condannato una rete di trafficanti che tra il 2022 e il 2024 avrebbe organizzato numerose traversate illegali attraverso la Manica. Sei uomini provenienti da Iraq, Siria e Iran hanno ricevuto pene detentive, dopo che gli investigatori hanno attribuito loro il coinvolgimento in un totale di 69 tentativi di attraversamento. Di questi, 36 sono risultati apparentemente riusciti fino alle coste britanniche.
Particolarmente grave è la responsabilità per due incidenti mortali. Tre degli imputati hanno dovuto rispondere inoltre di omicidio colposo. In un caso è morta una bambina di sette anni, in un altro una donna di 20, soffocata in un gommone sovraccarico. Le tragedie mettono in luce i rischi di una rotta che per molti migranti è diventata l’ultima speranza.
Gli atti d’indagine delineano il quadro di un sistema organizzato professionalmente. I trafficanti reclutavano nuovi clienti in campi improvvisati lungo la costa nordfrancese, organizzavano le rotte di trasporto, procuravano le barche e coordinavano le partenze notturne. Alle persone in fuga promettevano traversate sicure – in cambio di ingenti somme di denaro. In realtà, però, i pericoli aumentavano costantemente. Per massimizzare i profitti, le imbarcazioni venivano sempre più caricate oltre la loro reale capacità.
La Manica è ormai considerata una delle rotte migratorie più pericolose dell’Europa occidentale. Nonostante la stretta collaborazione tra Francia e Regno Unito e l’aumento dei controlli, il numero delle traversate è cresciuto negli anni. I trafficanti adattano continuamente le loro strategie e reagiscono in modo flessibile ai nuovi controlli. Ne nasce un gioco del gatto con il topo che finora non ha prodotto soluzioni durature.
Il procedimento a Dunkerque solleva quindi interrogativi che vanno ben oltre la colpevolezza di singoli imputati. Naturalmente, chi sfrutta, inganna e mette in pericolo la vita dei richiedenti protezione deve essere ritenuto responsabile. Le sentenze rappresentano un segnale importante contro le reti criminali.
Ma la vera sfida rimane aperta.
Finché migliaia di migranti resteranno bloccati nelle regioni costiere intorno a Calais, Dunkerque e Loon-Plage senza una prospettiva reale, la traversata verso il Regno Unito resterà per molti una via apparentemente di fuga. La Manica non apparirà più come un confine pericoloso, ma come l’ultima porta per un nuovo inizio sperato.
In questo risiede il dilemma. I processi penali possono punire i colpevoli. Tuttavia, non eliminano le cause su cui si basa l’attività dei trafficanti. Dove regnano la disperazione e mancano vie legali, si crea un mercato che altri sono pronti a servire. La domanda non è solo come fermare i trafficanti. Ma anche come impedire che i loro servizi siano richiesti.
Andreas M. Brucker