La giustizia francese sta attualmente indagando su un caso che occupa la politica parigina con insolita intensità: il sospetto di operazioni coordinate di influenza digitale contro i candidati del partito di sinistra La France insoumise (LFI) durante le recenti campagne elettorali comunali. Al centro vi sono accuse secondo cui campagne organizzate di disinformazione sarebbero state dirette contro diversi politici prominenti del movimento di Jean-Luc Mélenchon. Particolarmente delicata è la questione se dietro queste azioni possano esserci attori con legami con Israele.
Tra i soggetti coinvolti, secondo le conoscenze attuali, figurano i deputati LFI Sébastien Delogu, François Piquemal e David Guiraud. Durante la campagna elettorale sono stati oggetto di estese campagne diffamatorie sui social network e su siti web appositamente creati. Su questi circolavano accuse di presunto estremismo, corruzione o abusi sessuali. I media francesi riportano inoltre la presenza di profili “whistleblower” falsi e di contenuti presumibilmente generati da intelligenza artificiale, creati appositamente per minare la credibilità dei politici.
Al centro delle indagini vi è una struttura di comunicazione chiamata “BlackCore”. Diverse testate francesi e internazionali hanno recentemente collegato l’organizzazione a operazioni di influenza digitale. Gli indizi indicano che parte delle attività potrebbe essere stata organizzata da Israele. Tuttavia, al momento non esistono conferme ufficiali in tal senso. La procura francese parla cautamente di possibili operazioni di manipolazione “nell’interesse di uno stato terzo”.
Le indagini sono condotte dall’unità nazionale di lotta al crimine informatico. Si verifica in particolare se vi siano stati interventi sistematici nei processi elettorali democratici. Il caso si inserisce in un periodo di crescente preoccupazione per le strategie ibride di influenza dall’estero. Negli ultimi anni la Francia si era concentrata soprattutto sulle campagne di disinformazione russe. Ora si evidenzia come le operazioni di influenza digitale non siano più associate esclusivamente a Mosca.
Politicamente, la vicenda si sta sempre più trasformando in un conflitto interno. Jean-Luc Mélenchon accusa il governo di voler minimizzare consapevolmente la questione. Parla di un possibile “scandalo di stato” e afferma che parti di un rapporto ufficiale sono state attenuate o trattenute per evitare tensioni diplomatiche. I politici dell’opposizione francese chiedono ormai completa trasparenza sull’entità dei presunti tentativi di manipolazione.
La questione riguarda al tempo stesso un ambito geopoliticamente particolarmente sensibile del dibattito francese. La France insoumise è considerata dall’inizio della guerra di Gaza una delle forze politiche più critiche nei confronti di Israele in Francia. Proprio per questo il caso viene ora interpretato ben oltre la questione delle singole campagne online. Tuttavia, al momento non sono pubblicamente disponibili prove concrete di un controllo statale diretto da Israele. Di conseguenza anche le autorità di sicurezza francesi si esprimono per ora con cautela.
Indipendentemente dall’esito delle indagini, lo scandalo rivela soprattutto la vulnerabilità delle democrazie moderne nell’era digitale. Le elezioni comunali erano a lungo considerate ambiti politici locali di rilevanza internazionale limitata. Tuttavia, social network, intelligenza artificiale e strutture di comunicazione transnazionali stanno cambiando radicalmente questa realtà. Le campagne elettorali non si svolgono più solo in piazze pubbliche o in dibattiti televisivi, ma sempre più in reti digitali anonime i cui autori sono spesso difficili da identificare.
Per la Francia il caso potrebbe quindi avere conseguenze di vasta portata. Se il sospetto di un’influenza straniera organizzata dovesse essere confermato, il dibattito sulla sovranità digitale, sulla sicurezza delle campagne elettorali e sulla protezione delle istituzioni democratiche è destinato a farsi molto più acceso.
Autore: P. Tiko