Bisogna dirlo chiaramente com’è: chi si procura un coccodrillo ha perso la bussola già da tempo.
Non solo un po’.
Completamente.
Da qualche parte c’è dunque una persona che osserva un rettile perfettamente progettato da milioni di anni per uccidere, appostarsi, dilaniare – e pensa: «Oh, sta proprio bene in salotto.» Certo. Tra il divano e la pianta d’appartamento. Magari con una piccola targhetta. Karl-Heinz, il coccodrillo.
Ci si stropiccia gli occhi.
O meglio: verrebbe da stropicciarseli, ma in realtà viene da scuotere la testa. A lungo. Molto a lungo. Perché questa forma di sopravvalutazione di sé ha qualcosa di profondamente grottesco. È lo stesso modo di pensare che crede che la natura sia un accessorio. Qualcosa che si può possedere, come una borsa firmata o un barbecue troppo costoso.
Solo che questa «borsa» prima o poi mostra i denti.
E poi? Beh, allora diventa scomodo. All’improvviso ci si accorge che un coccodrillo non è né addestrato a sporcare fuori casa né particolarmente coccoloso. Che ha bisogno di spazio, competenze specifiche, responsabilità – cose che evidentemente non hanno avuto grande importanza al momento dell’acquisto.
Così accade ciò che accade spaventosamente spesso in storie del genere: l’animale viene dichiarato il problema.
Non l’essere umano.
L’animale.
E i problemi, a quanto pare, al giorno d’oggi si preferisce smaltirli. Nel modo più discreto possibile. Nel modo più definitivo possibile. Zac – via. Come se un essere vivente non fosse altro che un acquisto online andato male.
Non è solo stupido.
È miserabile.
Il vero scandalo non è che un coccodrillo finisca in un canale. Lo scandalo è che qualcuno abbia seriamente creduto di avere il diritto di possederlo. È questa miscela di ignoranza e fantasia di onnipotenza a lasciare senza parole.
Si può solo sperare che casi del genere abbiano almeno un effetto: rendere visibile quanto sia assurdo questo modo di trattare gli animali. E quanto sia diventato sottile il confine tra fascinazione e totale irresponsabilità.
Perché una cosa è certa: il coccodrillo non è mai stato il problema.
È stato l’essere umano a pensare di poterne avere uno.