La Guaira – 30.06.2026: Nella provincia costiera di La Guaira soccorritori, soldati e volontari continuano la ricerca dei sopravvissuti – cinque giorni dopo due forti terremoti che hanno scosso il nord del Venezuela il 24 giugno. Particolarmente colpite sono Caraballeda, Catia La Mar e Macuto, dove le squadre operano a turni tra le macerie. Le scosse di assestamento e gli edifici instabili rendono molte aree accessibili solo a intermittenza; parti delle reti elettriche e telefoniche sono ancora fuori servizio.
Le cifre sul bilancio dei danni variano a seconda delle fonti. Diverse organizzazioni e testate internazionali riferiscono oltre 1.700 morti e circa 5.000 feriti. Inoltre ci sono decine di migliaia di segnalazioni di persone scomparse; le Nazioni Unite, sulla base delle prime ricognizioni, parlano di un elevato numero di casi non registrati, perché interi quartieri erano isolati dal resto del mondo. I dati vengono aggiornati continuamente mentre si raggiungono e registrano nuove aree.
L’Organizzazione Panamericana della Sanità avverte che il sistema sanitario regionale opera al limite. Cliniche e pronto soccorso trattano numerosi politraumi, fratture e contusioni; in molte zone mancano posti di terapia intensiva, anestetici, materiali monouso sterili e sacche di sangue. Si stanno allestendo team mobili e cliniche da campo per colmare le lacune. Inoltre sono state richieste capacità frigorifere per l’identificazione e il recupero dignitoso dei deceduti.
Secondo fonti dei soccorsi, team internazionali di ricerca e salvataggio provenienti da oltre 20 paesi sono già operativi o in viaggio. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, ha dato priorità all’accesso alle zone più colpite e ha attivato una cellula di coordinamento con le Nazioni Unite. Tuttavia i volontari locali segnalano carenze di dispositivi di protezione, acqua potabile, carburante e alimenti non deperibili. Gli alloggi provvisori in scuole, palestre e chiese sono sovraffollati; gli impianti sanitari sono spesso insufficienti.
Da vari luoghi giungono notizie di salvataggi sporadici che, anche giorni dopo il sisma, danno speranza. Allo stesso tempo emerge più chiaramente l’entità delle distruzioni: i complessi residenziali e le costruzioni sulle pendici sono a rischio di crollo, strade, ponti e infrastrutture portuali presentano crepe e cedimenti. Gli esperti sottolineano che molti edifici non rispondono agli odierni standard antisismici, il che ha aumentato il numero di danni gravi.
Nell’immediato l’assistenza si concentra sulla ricerca dei sepolti, sulla medicina d’emergenza acuta e sul sostegno agli sfollati. A medio termine l’attenzione sarà sulla purificazione dell’acqua potabile, la prevenzione delle epidemie e l’assistenza psicosociale. Per la ricostruzione, secondo le valutazioni preliminari, saranno necessari estesi accertamenti della struttura degli edifici, alloggi sicuri e vie di trasporto affidabili. La situazione resta tesa; ora sono decisivi finestre operative sicure per i soccorsi e il rapido afflusso di materiali e personale.
Fonti
- Euronews
- Associated Press
- Le Monde
- Pan American Health Organization (PAHO)
- Franceinfo