Parigi – 20.06.2026: Due settimane dopo la tragica morte della 11enne Lyhanna, lunedì è atteso un rapporto che dovrà indagare sulle possibili mancanze istituzionali nella gestione del sospettato Jérôme Barella. Il rapporto, che sarà presentato all’ufficio del Primo Ministro, dovrà chiarire come siano potuti verificarsi errori nel sistema giudiziario e amministrativo che non hanno permesso di ritenere responsabile il colpevole in tempo, nonostante le molteplici accuse.
Jérôme Barella, un uomo di 41 anni proveniente dal sud-ovest della Francia, era già stato denunciato più volte per abusi sessuali su minori. Il suo nome è comparso per la prima volta nelle banche dati della polizia nel 2017, ma all’epoca non fu presentata alcuna accusa. Nel 2021 Barella venne espulso da una scuola per comportamento inappropriato verso una studentessa, ma le autorità competenti non trasmisero l’incidente come previsto. Solo nell’ottobre 2022 fu formalmente avviata contro di lui la prima accusa di stupro, seguita da altre denunce nel 2025 e nel 2026 provenienti da diverse zone della Francia. Questi casi riguardavano ragazze di età inferiore ai 15 anni.
Le indagini furono rallentate a causa di una comunicazione interistituzionale inefficace e della mancanza di azioni proattive, sebbene le prove psicologiche e forensi confermassero le accuse. La gendarmeria ha ammesso errori sistemici e riconosciuto omissioni che hanno contribuito alla tragedia.
Il caso ha suscitato indignazione a livello nazionale e ha portato il governo francese a una crisi politica. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin è stato criticato per non aver assunto responsabilità personali e per aver scaricato la colpa sui giudici locali. Le sue scuse pubbliche e le dichiarazioni politiche hanno aumentato le critiche sia nell’opinione pubblica che all’interno del governo.
Il presidente Emmanuel Macron e il primo ministro Sébastien Lecornu hanno ammesso gravi mancanze istituzionali, in particolare per quanto riguarda le risorse destinate alla giustizia e alla protezione dell’infanzia. Nonostante le proteste e le richieste di dimissioni, il governo mantiene il sostegno a Darmanin. Al contempo cresce la pressione da parte dei gruppi per i diritti civili, che chiedono modifiche legislative più ampie e migliori meccanismi di protezione per i bambini.
La commissione indipendente per la lotta agli abusi sessuali su minori (Ciivise) ha esortato il governo ad accelerare gli sforzi. In un rapporto ha definito la giustizia il punto debole delle politiche pubbliche finora adottate contro la violenza sessuale sui minori.
Il governo ha annunciato fondi aggiuntivi per gli investigatori e le istituzioni giudiziarie al fine di migliorare la protezione dei bambini. Il presidente Macron ha sottolineato la necessità di una riforma sistematica e mirata per evitare che simili mancanze si ripetano in futuro.
L’affaire Lyhanna ha non solo evidenziato le debolezze del sistema giudiziario, ma ha riportato al centro dell’attenzione l’urgentissima necessità di una revisione complessiva delle istituzioni di protezione dell’infanzia. La prossima settimana mostrerà quali misure concrete il governo presenterà per prevenire tragedie analoghe in futuro.