Castres – 17.06.2026: Lo spettacolo teatrale “Passeport” di Alexis Michalik, originariamente previsto per febbraio 2027 a Castres, sarà ora rappresentato in un altro comune del dipartimento del Tarn a gennaio 2027. La rappresentazione originale è stata cancellata da Florian Azéma, sindaco di Castres e membro del Rassemblement National (RN) di estrema destra, dal programma culturale. Azéma ha giustificato l’annullamento con l’orientamento politico dell’opera, che tratta il percorso di un rifugiato eritreo nella “giungla” di Calais.
Christophe Ramond, presidente del Consiglio dipartimentale del Tarn e membro del Partito Socialista, ha criticato la decisione definendola puramente ideologica e ha messo in guardia contro una limitazione della diversità culturale. Ha chiarito: “Una democrazia forte non deve avere paura di opere che mettono in discussione il proprio tempo.” In risposta alla cancellazione, Ramond ha avviato colloqui per portare “Passeport” in un altro comune del dipartimento – un segnale per la protezione della libertà artistica.
Lo spettacolo racconta la storia di Issa, un giovane rifugiato eritreo che, arrivato nella “giungla” di Calais, perde la memoria. Con solo un passaporto come punto di riferimento, Issa intraprende la ricerca della sua identità e di un permesso di soggiorno. L’opera affronta in modo intenso i temi dell’esilio, dell’identità e dell’integrazione in Europa.
Ramond sottolinea che la rappresentazione nel Tarn è più di un semplice evento culturale: “È una necessità per difendere l’indipendenza della scena artistica e la libertà culturale.” La sua iniziativa incontra un ampio consenso nel mondo culturale e tra i sostenitori di una società aperta, ma è in netto contrasto con le posizioni politiche del Rassemblement National.
Il caso illustra le tensioni tra gli attori politici locali e il mondo culturale riguardo alla selezione delle rappresentazioni pubbliche. Riflette i dibattiti in corso sulla libertà artistica, l’influenza della politica sui contenuti culturali e la responsabilità della società di discutere apertamente temi controversi come la fuga e la migrazione.
La riprogrammazione di “Passeport” nel Tarn è dunque anche vista come un segnale politico. Sottolinea l’importanza della pluralità culturale e della riflessione critica proprio in un periodo in cui la cultura è sempre più politicizzata. Ramond stesso ha paragonato il trattamento dello spettacolo alle misure prese durante “le ore più oscure della nostra storia” e ha invitato a più apertura e tolleranza verso le forme di espressione artistica.
Il progetto di gennaio 2027 nel Tarn evidenzia così la rilevanza della partecipazione culturale come fondamento delle società democratiche e la necessità di dare spazio alle voci artistiche, anche quando affrontano sfide sociali. “Passeport” diventa un simbolo dell’impegno contro la censura e per la tutela della libertà artistica in Francia.
Fonti
- franceinfo